Il servizioServizio Civile è un esperienza che ti mette di fronte al tuo io più profondo. “Chiara volontario SCN in Mozambico”

Il Servizio Civile è un esperienza che ti mette di fronte al tuo io più profondo. Ti costringe a guardare in faccia i tuoi limiti ed accettare compromessi, a guardare oltre quell’orizzonte che non riuscivi a sorpassare con lo sguardo per immergerti non solo in un altro mondo, ma nell’universo dell’altra persona.

Nessuno è perfetto e a volte è così difficile accettarlo che si guardano sempre gli sbagli e le imperfezioni dell’altro per non guardare le proprie. Questo l’ho visto in tantissime realtà italiane, dove la frenesia non lascia tempo ai convenevoli e vàdritta al punto.

Sto imparando a sottolineare il bello di chi ti è vicino, per dissolvere l’invidia con la condivisione e un sorriso. A non fermarmi a pensare una cosa positiva dell’altra, ma esprimerla perché può cambiare l’umore e la giornata dell’altro.

 Sto imparando a fermarmi per dare il buongiorno e il buonasera, a chiedere sempre come stai, a incoraggiare e apprezzare quello che c’è prima di dire quello che non c’è.

Sto imparando a non correre, perché la vita è qui oggi e la fretta non ti fa raggiungere prima un obiettivo solo ti lascia più stanco.

Sto imparando a non far predominare l’insicurezza quando non piaci a qualcuno, il tempoe le energie che si sprecano per cercare di essere quello che non si è, sono tolti dal semplice sentirsi felice per come si è e per la bellezza del mondo che ci circonda. Con questo non voglio dire che non si devono ascoltare i consigli, ma solo così si possono interpretare le critiche e i giudizi. Consigli che servono nella crescita, perché mai si smette di maturare. Consigli che ti servono a guardare un po’ più in là di dove tu riuscivi a guardare.

Sto scoprendo che si può vivere felici senza tante cose che sembrano indispensabili, come un lavandino, un water, una doccia… Perché la casa non è dove ci sono le comodità ma dove c’è chi ti ama. Sto scoprendo che la famiglia può non nascere con te, la puoi incontrare dove non avresti mai pensato se sei pronto ad accoglierla.

Ho visto che tutto è irrisorio, l’unica cosa che resta è la condivisione che passa da persona a persona.  Che il dolore sarà sempre parte della vita, solo possiamo scegliere di guardare l’altra sua faccia, la felicità incondizionata.

Venendo qui mi aspettavo di fare il mio lavoro, di giocare con tanti bambini, di immergermi in tantissime realtà e avventure di condivisione con la comunità. Mi ritrovo dietro le quinte, a lavorare per progetti per la comunità seduta dietro un computer senza esercitare l’assistenza infermieristica vera e propria. Mi ritrovo a non riuscire a giocare come desideravo con i bambini perché sono troppi da gestire tutti insieme e non esiste un gruppo per organizzare attività.

Sto imparando ad accettare che l’aiuto alla comunità può venire da semplici attività gestionali, con una difficoltà incredibile ad acconsentire di fronte una distanza tra la missione e la comunità che tal volte serve per non essere raggirati dalla furbizia di alcune persone. Ho imparato ad accettare l’esperienza del più anziano anche quando non è condivisa, accettando che forse riesce e vedere più in là di me. A dire la mia a bassa voce, per partecipare ma non sconvolgere una realtà già radicata.

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