Prime riflessioni di una volontaria in servizio civile

 

PRIMER DIA   

Sono le 21.43 (ora locale), probabilmente finirò di scrivere tra una decina di minuti, o forse mi addormenterò prima, di fronte allo schermo. Sono a Lima, nel tanto agognato e desiderato Perù…
Non riesco ancora a realizzare, nonostante sia qui e possa tranquillamente scorgere dalla finestra dell’ostello la nebbia rossa che sovrasta la città.
Sono stati due giorni intensi, e posso dire di essere serena e felice.
Non un minuto di ansia, nessuna tachicardia, sudore freddo o emozione spropositata. Sintomi a me ben noti, che non si sono manifestati, nonostante questa città possa spaventare, nonostante sia lontana da casa e circondata da persone ‘nuove’, volti che raccontano storie che non vedo l’ora di ascoltare.
Aeroporto, Visto, corsa in mezzo al traffico pazzesco della città con un Pick up risalente probabilmente agli anni ‘90, le valigie legate e coperte da un telo (‘sapete, mentre si è fermi al semaforo spesso rubano i bagagli, meglio legarli!’) , nel vano posteriore.

 

Arrivo al Centro Olistico, la Hermana Goretta ci accoglie a braccia aperte e ci serve una minestra calda preparata per noi, pane di giornata tipico del luogo e un formaggio di capra che ha un qualcosa che mi riporta in un attimo alla mia terra, a casa.
Una stanza carina, confortevole, per noi 3, distrutte dal viaggio, iniziato 24 ore prima.
‘Oh no, l’acqua della doccia è fredda.’ Va bene, pazienza. Ho bisogno di dormire. La sveglia impostata per le 03.45.
Ma come, sono gia’ le 00.00?! Domani è un altro giorno. E sarà bellissimo. Ah, di una connessione WI FI neanche l’ombra.

 

 

 

 

SONRISAS

Vi auguro di provare questa sensazione almeno una volta nella vita… Di essere così vicini alla felicità, lontano chilometri da casa. La serenità la trovi nelle piccole cose.

Nel sorriso delle bambine che vivono in una realtà che a loro offre ben poco, ma che sanno regalarti una gioia immensa accogliendoti in quella che è per loro CASA, saltando e urlando ‘Francesca, Francesca!’.

 

 

Nel paesaggio desolato e povero della periferia della città, che ti fa sentire estremamente fortunata ad essere nata e cresciuta in una realtà ben diversa, ma anche fortemente in dovere di fare qualcosa, nel tuo piccolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN DOMINGO TAN ESPECIAL

Odio la domenica a ‘casa’, soprattutto se sei in Peru e non vorresti perdere neanche un attimo per goderti questa fantastica esperienza.        ‘Va bene..al massimo studio un po’, come ieri.’
‘Ragazze, ma cosa sono queste urla che si sentono?’
‘Ci saranno almeno 50 bambini, fuori dal Comedor!’
‘Scendiamo a vedere! Magari possiamo dare una mano!’

Si è rivelata una bellissima inaspettata mattinata..
In previsione del Natale, i bambini del quartiere sono invitati nel Centro per ricevere un piccolo regalo, un po’ di cioccolata e un piccolo panettone (che ai loro occhi probabilmente sembrerà enorme!). La gioia nei loro visi e l’entusiasmo con cui attendono questi doni, è qualcosa di meraviglioso.

Le condizioni in cui questi bambini vivono quotidianamente sono precarie, i vestiti sporchi e l’igiene personale scarseggia. Ma sono puri. I più grandi si prendono cura dei fratellini/sorelline minori, che con le lacrime agli occhi, cercano la mamma, appena lasciata all’esterno della struttura! Escono entusiasti stringendo la loro strenna, e la mostrano felici alle mamme, che accennano un sorriso, consapevoli che da sole probabilmente non avrebbero potuto esaudire i desideri dei piccoli.
Anche se bisognerebbe intervenire direttamente sulle famiglie e sull’educazione sanitaria, in maniera da assicurare una qualità della vita migliore, si spera che questi piccoli incontri possano essere momenti non solo di felicità per i più piccini, ma anche di aggregazione sociale e comunitaria. 

 

 

TANTO POI… ESCE SEMPRE IL SOLE!

Dopo un viaggio di 5-6 ore in taxi (che non fosse tale lo abbiamo scoperto dal nervosismo incontrollato dell’autista che ripeteva ‘familiares, familiares!’ davanti al poliziotto al posto di blocco) con 4 persone e 10 valigie, attraversando le Ande, fino al punto piu’ alto, il temuto TIGLIO (BEN 4830m), superato con nonchalance, arriviamo a Huancayo, 3270m, sede del nostro progetto!!!
‘PERO’, CHE FREDDO!!!’
‘Ah….. qua non e’ estate come a Lima?’
‘No no Lima e’ nella Costa, voi adesso siete nella Sierra, qua sta iniziando la stagione delle piogge, la mattina e’ soleggiato, e la sera si abbassano le temperature e piove!!’

L’accoglienza da parte della comunita’ di Ocopilla (zona della citta’ in cui lavorero’) lascia senza parole, tutti affettuosi e impazienti di cominciare questa avventura con noi!
La nostra sistemazione si trova al terzo piano dell’Accademia Pre Universitaria, edificio che accoglie di uno dei progetti portati avanti dal gruppo di Padre Gaspare, per aiutare i ragazzi nella preparazione ai test d’accesso alle universita’ del paese, in maniera piu’ economica possibile.
Un’aula e due letti. Niente piu’.
Ah no, dimenticavo, un pc con connessione internet.
Il bagno si trova all’esterno, la cucina in un altro edificio a piano terra.

Appendo la mia bandiera dei Quattro Mori al muro e gia’ mi sento un po’ piu’ a casa!
I giorni successivi sono molto piacevoli, veniamo invitate a diversi incontri con la comunita’, prima nel Botequin di Salute, dove lavorero’ tutto l’anno (sono impazienti di avere una persona in piu’ che li aiuti, in quanto carenti di personale specializzato), poi con i ragazzi delle scuole e del catechismo.

Ci viene chiesto di presentarci e parlare un po’ di noi. Tra mille sorrisi e salivazione azzerata, riesco a pronunciare solo poche parole:
‘me llamo Francesca, soy una enfermera italiana y soy muy feliz de estar aqui con vosot……ehm..ustedes!!!’ (qua non si usa dare del voi, ma del lei, a chiunque!)

I giorni successivi passano tranquilli, conosciamo la citta’, qualche gita nei giorni di Natale e momenti di scambio e condivisone sulle tematiche del progetto con Padre Gaspare e i ragazzi.
Sveglia alle 7.00 con il mal di gola, a volte e’ impossibile fare la doccia per via del freddo esterno (l’acqua e’ tiepida), si ha il fiatone nel fare 3 piani di scale (eh l’altitudine si sente), per lavare i vestiti devi sfregare forte e sperare che non piova per stendere sull’albero del giardino (altrimenti asciugacapelli e via), la pioggia ti colpisce all’improvviso, e non puoi far altro che correre al riparo.

‘Ma aspettiamo per uscire? Tanto poi…esce sempre il sole.‘

Qua ad Ocopilla chi non ha i soldi per installare un serbatoio, l’acqua ce l’ha la mattina per due o tre ore, se sono fortunati!
Quindi 3 piani di scale, o la doccia al freddo, o i panni in cucina nella bacinella, li faccio ben volentieri, col sorriso di chi sa di essere qui come privilegiata.

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