FRAMMENTI DI PERIFERIE

 

Venerdì, giorno di terapie per i miei pazienti delle Periferie. Esco sola. Ocopilla è pericolosa, dicono, è il quartiere malfamato di Huancayo. Eppure, io cammino con tranquillità, ho con me solo l’occorrente per le terapie e il cellulare, per le emergenze.

 

Mi dirigo verso casa della signora Andrea, salgo nel ‘cerro’, polveroso, cammino con fatica tra i sassi (ancora mi chiedo come le vecchiette riescano a salire fino alla cima caricando pesi sulle spalle).
Il figlio mi vede da lontano, mi corre incontro e mi abbraccia ‘por donde te has ido señorita Francesca?!’.
Non mi aspettavo certo si ricordassero del mio viaggio in Italia…
La trovo migliorata, la signora Andrea, mi sorride e inizia a raccontarmi confusamente come sono andate le
settimane in cui non ci siamo viste, le faccio la terapia, prima di andare rifiuto con dispiacere (come
sempre) il latte e biscotti che mi offrono, con amore. Mi stupisco sempre della loro infinita generosità, di
chi pur non avendo niente, darebbe tutto.

Saluto e do appuntamento alla settimana prossima, ‘CUIDENSE!’
Mi dirigo verso casa della signora Julia, salgo un altro paio di metri. Prima di bussare mi soffermo a
guardare il panorama, il cielo limpido, si vede tutta la città da quassù!
Huancayo, con le sue contraddizioni, Ocopilla nella sua povertà, la cattedrale maestosa, i palazzi ‘moderni’
di San Carlos. Huancayo che mi accoglie come una figlia, che mi osserva in silenzio, che si chiede cosa sia
venuta a fare lì una ragazza così giovane, carina, sola.
16.03, é tardi, devo sbrigarmi!

‘Mi mamá se ha ido de viaje!’. Niente, la terapia della signora Julia questa settimana salta!
Mi soffermo un attimo ancora sul paesaggio e poi riprendo la discesa verso casa della signora Simeona,
prossima paziente.

 

 

 

‘Stai attenta a non cadere!’ mi ripeto (sono famosa per le mie rovinose cadute e la mia poca agilità nei trekking!), e mentre sono concentrata nel mantenere l’equilibrio, mi accorgo della presenza di una vecchietta, seduta sui massi, che mi osserva. Mi fa cenno con la testa e sorride. Mi avvicino, inizia a parlare. Parla in Quechua. Intendo qualche parola. È caduta, sta male.
Una richiesta di aiuto.
Abbasso lo sguardo e vedo la sua mano. Una frattura del polso. Non so, non mi intendo tanto di fratture, non saprei come aiutarla. Cerco di
comunicare con lei al meglio, capisco che ha necessità di assistenza e che sono diversi mesi che il suo polso è così.

‘Como se llama mamita?’
‘Donatella Taipe’.
‘Donatella?!’
‘Donatella Taipe!’
‘Non credo di aver capito bene il nome, ma non ha importanza!’

 

Non riesco a spiegarle come arrivare al Botiquin. ‘Bene, mi faccia vedere dove abita.’ Lentamente si alza, con il suo peso nelle spalle (non ha voluto che lo portassi io, per niente al mondo) e iniziamo il cammino. Saliamo ancora più su. Arriviamo a un piccolo portoncino in lamiera con su scritto ‘fam.Taipe’.

‘Bene signora, mercoledì vengo con una collega e cerchiamo di capire come aiutarla.’
Sorride.

Riprendo il cammino, la signora Simeona mi aspetta.
È ormai tardi e il freddo si fa sentire.

 

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