Andata con ritorno

12106974_10206681536150819_5468615212163073944_n

Fin da piccola mi ha sempre affasciano il tema del nostos, del ritorno. Ho sempre associato al ritorno l’idea di casa, l’idea degli affetti o più semplicemente di un posto confortevole dove si può stare bene. D’altronde ad ogni andata corrisponde sempre un ritorno. Difficilmente le persone comprano un biglietto solo andata. Difficilmente i paesi stranieri ti concedono un visto se non hai già un biglietto di ritorno. La rottura di una “sola andata” non è proprio contemplata nella nostra quotidianità. Perciò è impensabile scindere i due eventi.

Anche questa volta il mio biglietto è andata e ritorno. Forse non sarà un soggiorno breve, ma di certo implica un ritorno. Mi sono spesso soffermata a pensare che cosa cambierà in questi mesi in cui per via del Servizio Civile Nazionale all’Estero, non sarò in Italia. La mia destinazione è Karungu, sul Lago Vittoria, in Kenya. Un posto certamente diverso per usi e costumi da ciò a cui sono abituata, un paese e una realtà dove integrarmi, dove dare un contributo personale e professionale, ma dove credo che, riceverò molto di più in cambio.

Sono partita il 1 Ottobre alle 23.40. Beffardo il destino quando ci si mette! Considerando che il 2 ottobre è il mio compleanno ho percepito questa partenza come un regalo per me, forse il più bello, forse il più grande. L’arrivo a Nairobi non è stato così traumatico come temevo. Avevamo tutte le valigie, abbiamo superato velocemente la dogana, e all’uscita c’era già Boniface, il nostro autista ad aspettarci per portarci a Karungu. Abbiamo pernottato una notte a Nairobi e l’indomani mattina siamo ripartite alla volta di Karungu. Il viaggio è quello delle prime volte: la prima alba, le prime zebre, il primo blocco stradale con annessa deviazione su strada sterrata. Si dice che la meta sia nel viaggio stesso, e io sono d’accordo, ma a metà. Perché sì, nel viaggio ho cercato di immergermi nella realtà locale, ma la meta è qualcosa di incredibile. Il Lago Vittoria che brilla di giorno e il Sole che la sera allunga i suoi raggi su di esso a creare uno spettacolo indescrivibile, lo chiamiamo tramonto, ma questa parola non ne rende la bellezza.

La prima cosa ad affascinare sono i paesaggi. Poi inizi le relazioni con gli altri. Incontrare Padre Emilio, Brother Bonaventure, Patrick. Inizi a immergerti in questa realtà e anche i disagi che hai aumentano la consapevolezza del cambiamento. Non abbiamo acqua calda, abbiamo l’elettricità a ore e internet prende male. Ogni sera c’è la zanzariera da montare sul letto. Sono disagi effettivi e che appena arrivata mi hanno fatto chiedere se riuscirò a resistere un anno senza le mie comodità. E non nego che a volte ci penso. Ma c’è un momento in cui tutte le mie paure svaniscono. C’è un momento in cui tutti i miei dubbi si dissolvono. È stato chiaro dalla prima volta che li ho visti. I bambini del Dala Kiye, che mi hanno preso la mano e mi hanno portato a vedere le loro case. I bambini del Dala Kiye che ridono e che si divertono con poco. Avrò passato con loro ancora poco tempo, perché quotidianamente tendo a stare in ospedale, essendo questo il motivo per cui ho scelto questo progetto di servizio civile. Ma quei pochi momenti sono stati così ricchi di emozioni. Vederli ballare durante la messa o urlare quando vedono una magia, o un palloncino. Ci provo a spiegarlo, ci provo, ogni giorno, ma mi rendo conto che le mie parole sono limitate. Lo tengo per me allora, ma vorrei urlarlo al mondo quanto queste sensazioni siano importanti per la mia vita. Guardarli negli occhi, e sentire ciò che loro trasmettono. Percepirlo. Chiudere gli occhi e ascoltare le vibrazioni che trasmettono. Vi giuro, vibra tutto quando si è in loro compagnia. Allora spariscono i disagi e rimangono delle sensazioni e dei sentimenti così forti che non puoi fare a meno di viverli.

Il biglietto che ci hanno acquistato è andata e ritorno. Ma forse ora piuttosto che interrogarmi su come sia stato il viaggio d’andata o come sarà quello di ritorno, mi immedesimo nelle parole di Boll: “Sono un clown e faccio collezione di attimi”. E gli attimi non hanno più tempo, perché sono eterni.

B. P.

 

12107272_10206647722465498_789783727741290646_n

12107984_10206643019627930_6599069949534351923_n

12118699_10206675278394379_762838842386108179_n

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi