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LA MIA NUOVA ESPERIENZA A MADRID

19 Gennaio 2016 @auci@ 0 Comments

Ammetto che ho aspettato un po’ a scrivere un articolo sull’ inizio della mia esperienza di ServIzio Volontario Europeo in Spagna. Sono infatti già tre mesi che vivo qui a Madrid, ma all’inizio le idee erano ancora un po’ confuse. Ora invece, dopo tre mesi, penso di poter fare un primo bilancio di quest’avventura.

Uno dei motivi della mia confusione iniziale penso sia stata la velocità con cui tutto è iniziato. Si, perché agli inizi di settembre ho inviato la candidatura e, dopo aver fatto il colloquio ed essere stata selezionata, nel giro di una settimana ho preparato la valigia (mai fatta prima per un periodo così lungo) e sono partita!

Mi aspettavano nove mesi durante i quali avrei svolto volontariato in una Fondazione chiamata Altius Francisco de Victoria, e nello specifico, in un progetto che, mentre assiste le persone disoccupate nella ricerca del lavoro, offre loro anche un aiuto più materiale, ovvero cibo. Questo per far si che le persone si possano focalizzare maggiormente sulla ricerca di un impiego. Inoltre avrei condiviso le attività, l’appartamento, e ora direi la vita di tutti i giorni, con altri tre ragazzi sconosciuti.

Ripensandoci allora non sapevo cosa avrei fatto nello specifico, con chi avrei vissuto e lavorato, è stato un vero e proprio salto nel vuoto. Sicuramente il poco tempo per pensarci ha avuto un peso importante nella mia decisione, e ora posso dire meglio così, perchè l’impulsività mi ha aiutato a non perdere un’occasione del genere. Occasione che è arrivata al momento giusto spezzando una routine che stava diventando un po’ pesante, e che finalmente si è interrotta. Così dalla mia piccola provincia mi sono ritrovata qui, nella capitale spagnola, dove resterò ancora per altri sei mesi.

Vi racconto un po’ più nei dettagli quello che in pratica ho fatto in questi mesi e sto tuttora facendo….

…Per il momento, io e gli altri ragazzi in SVE, stiamo lavorando principalmente nella parte del progetto dedicata all’alimentazione. Tutti i giorni distribuiamo i pasti a una ventina di famiglie, che ne possono beneficiare due volte alla settimana. Poi due volte al mese consegniamo loro anche una pacco alimentare, con alimenti in scatola, frutta e verdura. Questa attività principale è circondata da molte altre essenziali per lo svolgimento del progetto: dalla sistemazione e conteggio degli alimenti nel magazzino, al lavoro più di ufficio, come inserire i dati dei beneficiari nel database o intervistare le persone che potrebbero entrare nel programma. Sono proprio le interviste, che ho potuto iniziare a fare dopo aver migliorato un po’ il mio spagnolo, la parte per me più interessante e significativa. E’ bello poter ascoltare le storie delle persone, conoscerle personalmente e vedere come accolgono con gratitudine l’aiuto che gli viene offerto. Poi incontrarle di nuovo i giorni della distribuzione dei pasti, chiaccherare un po’, chiedere loro come stanno e scoprire qualcosa di nuovo della loro vita. Questo succede anche con chi stava già nel programma, piano piano abbiamo imparato i loro nomi e loro si sono abituati alla nostra presenza, tanto che a Natale, uno dei beneficiari ha portato la chitarra e ci ha cantato alcune canzoni scritte da lui. E’ vero che se noi li aiutiamo, loro ci insegnano tanto, con le loro storie a volte molto difficili e la dignità con cui hanno accettato, in questi anni di crisi economica, di non poter nemmeno riuscire da soli a soddisfare uno dei bisogni e diritti fondamentali, come quello al cibo.

Dei miei coinquilini e compagni di lavoro posso dire che siamo un incastro ben riuscito di quattro persone tanto diverse, che, sia sul lavoro che nella convivenza, funziona più che bene. Se dovessi trovare delle parole chiave per descrivere finora la mia esperienza direi buon umore, pazienza e disponibilità!

Mi piace che ogni giorno è diverso dal precedente, che ti può sorprendere con qualcosa di inaspettato. Sto imparando a vivere giorno per giorno, con le sfide e le sorprese che si presentano, senza pensare troppo al futuro e cercando di assorbire il più possibile. Qui, a Madrid ora.

Martina A.

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