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Il mio incontro con la comunità di Mafuiane

21 Gennaio 2017 @auci@ 0 Comments

Sono a Mafuiane da poco meno di un mese e mi sono resa conto quanto una persona umana possa adattarsi a tutto: dopo qualche tempo, infatti, qui ci si abitua a vedere la povertà e sembra una cosa normale. Ma se ci fermiamo un attimo  a pensare, restiamo basiti.  Vorrei condividere alcuni episodi che mi hanno fatto riflettere.

La prima cosa che ho notato è che molti bambini hanno i vestiti rotti e sporchi e spesso non hanno nemmeno le scarpe o le ciabatte, e che bisogna stare attenti quando si prendere in braccio un bambino perché non si sa se si è fatto la pipì sotto e non è stato cambiato, e purtroppo neanche la famiglia fa attenzione. È comune vedere piccoli che vanno in giro semplicemente con le mutandine o con vestiti sporchi e rotti.

Ho visto un bimbo ripararsi le ciabatte con un filo di erba… Il giorno dopo era scalzo. Sono abituati a costruirsi da soli giochi molto semplici con ciò che hanno a disposizione.

Le attività del mio servizio civile sono concentrate in ambito sanitario, e quindi  ho avuto modo di notare che nell’ospedale mancano innanzitutto i medici. C’è un tecnico della prevenzione, un amministrativo, un tecnico di farmacia, un tecnico della salute, una segretaria e due infermiere. L’infermiere e il tecnico della salute fanno il lavoro sia di medico generico e che di medico specializzato, nonostante abbiano studiato soltanto da due a due anni e mezzo.

La tecnica della salute è una figura di mezzo tra un medico e un infermiera. Mi ha colpito il fatto che fa prendere alcune pasticche tutte nello stesso bicchiere a tutti i pazienti… Bicchiere che lava una volta a settimana.

Durante le visite mediche i pazienti parlano poco!

Nella Missione di Mafuiane è presente un centro per donne anziane, che sono le poche persone che vivono più della media e per questo, in genere, restano sole. Le Vovo (“donna anziana” in lingua portoghese) mi spiegano che preferiscono sedersi per terra, perché sedersi su una sedia è più faticoso, fa più male alle gambe.

Riporto un episodio avvenuto qualche tempo fa proprio con una di queste persone del centro anziane. Una Vovo ha avuto un Ictus. L’ospedale di Mafuiane, però, è troppo piccolo per trattare questo tipo di patologia, quindi abbiamo fatto in modo di  ricoverare la paziente all’ospedale provinciale di Matola, che dista da Mafuiane circa 30 minuti senza traffico.

Ho portato l’anziana all’ospedale con Irma Johana e Mona Sara. Purtroppo il ricovero non è stato considerato come un’ urgenza ma un ricovero normale.

Quando l’anziana donna è stata ricoverata il personale ospedaliero non si è occupato dei bisogni primari della paziente, come bere, mangiare o lavarsi. Siamo state costrette a mobilitarci almeno due volte al giorno per rispondere alle esigenze della ricoverata emiplegica, rimasta cioè paralizzata nel lato sinistro.

La prima giornata di ricovero abbiamo trovato la donna completamente bagnata di urina. Ho chiesto subito un lenzuolo pulito, e la mia richiesta è stata vista come assurda da Mona Sara che si occupava con me della Vovo. Continuava a dirmi che se facevo troppo richieste al personale ospedaliero avrebbero ucciso la ricoverata, accusandomi di non comprendere la cultura mozambicana.

Dopo alcuni giorni sono riuscita a parlare con il medico, che si è invece dimostrato una persona molto in gamba. Il medico pensava che l’anziana fosse sola perché non aveva avuto l’opportunità né di parlare con me, né con le altre persone che si prendevano cura di lei.

Ciò mi ha fatto capire che i mozambicani considerano la figura sanitaria come autoritaria e a questa si conferisce il potere di decidere della vita propria e dei propri cari.

Ciò spiega anche l’atteggiamento passivo con il quale la maggior parte delle persone si recano alle visite nel Centro di Salute.

I modi di fare della maggior parte del personale sanitario, inoltre, non aiutano a cambiare questa mentalità, perché spesso i comportamenti sono autoritari e severi, ma ciò non toglie che il personale deve comunque rispettare un codice etico volto al rispetto della vita umana (non si può uccidere una persona perché fa troppe richieste!).

Un’altra cosa che ho potuto notare è che l’acqua corrente non c’è nella maggior parte delle case. Alcuni hanno dei grandi bidoni dove raccolgono l’acqua con delle brocche di plastica e secchi per farsi la doccia e lavarsi i denti, e risponde alle esigenze igieniche.

Molti hanno solo dei secchi che devono riempire ogni giorno in un pozzo a mano, poi devono trascinare i secchi fino a casa. Spesso sono ragazzini/ne che fanno questo lavoro.

Quando piove sono tutti contenti perché l’acqua scarseggia e l’acqua è necessaria per la crescita dell’orto che quasi tutte le case hanno, chi più piccolino chi più grande.

L’aspettativa di vita è di circa 50 anni. Molte persone non sanno scrivere e non conoscono bene la lingua nazionale ma solo il dialetto che è considerato del tutto un’altra lingua, tanto che in passato si studiava a scuola. La cosa che mi ha stupita è che a volte le persone non conoscono nemmeno la loro età e non sono certi di quando siano nati.

È bello vedere che nonostante le difficoltà e la povertà gli abitanti di Mafuiane si aiutano molto tra di loro!

Chiara Elisa D’Oriano, Volontaria SCN-AUCI in Mozambico

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