Diario di un mulungu in Mozambico

di Andrea Scimone Carbone, volontario a Mafuiane, Mozambico

 

L’ospedale è stato inaugurato e, nonostante la corsa a ostacoli della settimana precedente, è andato tutto bene. C’erano proprio tutti quel giorno: il governatore, il curandeiro, il regolo e il capo del villaggio, poi Mimmo, Stefania, io e un asino, insieme ai polli e ai tacchini, allevati dalle suore. Poi i rappresentanti di Auci, quelli della missione e quelli della Cei.

Adesso, però, bisogna pensare al materiale da acquistare per avviare il laboratorio. I responsabili del distretto ci hanno fornito una lista di strumenti che vi vorrebbero installare. Il preventivo è molto alto. I laboratori degli ospedali delle cittadine vicine sono attrezzati, ma non così tanto. Quello di Mafuiane, ci dicono, vogliono che diventi un’eccellenza per la pediatria.

Intanto in missione è arrivato Luca, pediatra del Gemelli. Con lui abbiamo sviluppato un progetto di studio: al miglioramento del menù della escolinha, conseguirà un effetto positivo sul sistema immunitario e sulla flora batterica dei bambini e ciò porterà non solo ad un’ottimizzazione della crescita degli alunni, ma anche una diminuzione dell’incidenza della parassitosi intestinale.

Perciò bisognerà, prima di tutto, mettere tutti d’accordo: i genitori, le maestre, i bambini, la commissione e il centro di salute, nonché avviare la formazione.
Poi si sottometterà un questionario sulle abitudini alimentari mantenute a casa dai bambini, per sapere come se la cavano a cena. 
Poi bisognerà estrapolare i dati dai registri delle consulte mediche.
Poi bisognerà raccogliere i dati antropometrici attuali.
Poi bisognerà analizzare i campioni per diagnosticare la parassitosi.
Poi bisognerà iniziare il trattamento e il cambio del menù.
Poi bisognerà aspettare sei mesi e raccogliere nuovamente i dati e i campioni.
Poi, finalmente,  si potranno tirare le somme, sperando che fili tutto liscio, con l’ordine, la pulizia e i fondi.

Nel frattempo c’è l’idea di costruire un forno a legna comunitario e magari, perché no, un essiccatore di legno, anch’esso per alimenti. Non c’è grano, per il momento solo mais che non panifica. Ma si può fare dell’altro: la terracotta e gli utensili. O comprare la farina, che costa meno del pane.

 

Nel mentre ho potuto portare a termine con successo un mio esperimento personale, ci tenevo molto e finalmente posso dirlo… William Ferrel con il suo enunciato aveva ragione: l’acqua del water nell’emisfero sud gira veramente in senso antiorario!
Divertente…

Per fortuna sono di nuovo le 13.00, oggi Doña Ines ha preparato un altro piatto tipico della cucina mozambicana: o frango à zambeziana. La Zambesia è una regione che rimane nel nord del paese. Si macera il pollo con olio, sale, pepe e lime. Si sposta in teglia, dritto nel forno a 180º. In un pentolino si ripassa un po’ di cipolla rossa tagliata a julienne con uno spicchio d’aglio. Alla tostatura si aggiungono le arachidi, poi il latte di cocco. Si lascia tirare la salsa, poi si versa nella teglia, sul pollo. All’ultimo si aggiunge una spolverata di prezzemolo.
Buon appetito!

 

 

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi