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La vita a Karungu 4

30 Giugno 2019 @auci@ 0 Comments

articolo di Rita Blanchard, volontaria in Servizio Civile a Karungu (Kenya)
30 Giugno 2019

Ciao a tutti amici!

è da un po’ di tempo che rimando la scrittura di questa quarta puntata e penso sia soprattutto perchè stanno succedendo tante cose e alcune, anzi, la maggior parte più grandi di me e quindi difficili da dirmi e da mettere per iscritto.

Ma ora voglio raccontarvi di cosa è successo qui a Karungu fino ad oggi 🙂

La mia routine è, come potete immaginare, per lo più all’interno dell’ospedale quindi se i racconti si fanno troppo “sanitari”, sono un po’ pesanti da leggere e vi viene quasi la nausea (come alla mia amica frigo) non vi preoccupate a saltarli! Ho pensato che potrei mettere alla fine questo tipo di paragrafetti per aiutare frigo a sopravvivere 😉

Prima di tornare in Italia per un brevissimo periodo, con Annachiara in reparto abbiamo collaborato a tre piccoli ma grandi cambiamenti: abbiamo ripristinato 4 kit parto (insieme di alcuni strumenti per clampare il cordone ombelicale e suturare se necessario nel post-partum) così da averne di completi e non dover arrangiarsi con ‘quello che c’è’; siamo riuscite a recuperare dei telini per ricevere i neonati con tanto di sigla LW (labour ward) cucita sopra dalle care signore della lavanderia; inoltre ci siamo accorti dell’utilizzo non appropriato di un antibiotico in allattamento e con il supporto degli infermieri e dottori ora abbiamo iniziato a somministrarne altri più adatti tra gli antibiotici qui disponibili.

Rispetto a Chieri, o alla mia vita in generale fino ad oggi, sempre un po’ di corsa, sempre un po’ di là e sempre un po’ di qua (ma comunque piena di bellezza), qui mi sono resa conto di avere una routine, parola che prima quasi mi metteva i brividi, e la cosa non mi dispiace affatto. Sembra assurdo ma sono contenta perchè apprezzo di più il presente che vivo e colgo la diversità di ogni momento proprio perchè mi ritrovo in una routine.

I weekend sono sempre un misssshtero, ma continuano a sorprendermi! Non abbiamo mai nulla di programmato e non ci allontaniamo mai molto di qua perchè oltre ad essere senza mezzi, se non con padre Emilio che ci porta in macchina nei dintorni del lago, per cambiare paesaggio o raggiungere mete un po’ più turistiche bisogna allontanarsi parecchio. Ma come dicevo riusciamo sempre a combinare qualcosa di bello. Per esempio un weekend abbiamo conosciuto 3 amici egiziani che hanno aperto a Sori (villaggio più vicino a noi) una piccola fabbrica di ‘fibre’, tratte dalle foglie di una pianta, utilizzabili per produrre corde, cestini, tappeti, borse e chi più ne ha più ne metta. Dopo il tour nella fabbrichetta ci hanno offerto a casa loro una fantastica cena a base di Tilapia, pesce del lago vittoria (uno intero a testa!), riso bianco, verdure e a seguire un sacco di frutta fresca. Mi è piaciuto molto condividere con loro l’esser ‘stranieri’ in questa terra.

Qui per due settimane sembra esser passato l’inverno! Mi dicono che sono anche io che sto diventando un po’ troppo africana in questo e quindi sento molto il freddo, ma davvero ho dovuto metter calze lunghe e pile! Non l’avrei mai detto qui vicino all’equatore!

Padre Emilio una di queste domeniche ci ha accompagnato a Macalda, villaggetto in cui delle sisters hanno aperto un dispensario cioè un ambulatorio in cui viene offerta assistenza infermieristica generale e in cui le donne possono anche partorire. Qui hanno anche una asilo nido, una scuola per l’infanzia e una casa per bimbi orfani fino ai 5 anni circa. Mi è sembrato di rivivere le stesse sensazioni che avevo provato in una mia esperienza in Marocco, in cui desideravo proprio avere più braccia e più tempo da dedicare a tutti perchè a nessun bambino ma soprattutto neonato dovrebbe esser negato il diritto all’affetto e al contatto fisico.

Vi ricordate Rose? Ho pensato tanto a lei e per qunato mi ero affezzionata mi spiaceva proprio non poterla vedere più… ma quella furbetta la scorsa settimana ci ha fatto una bella sorpresa ed è tornata a salutarci in reparto e mi ha detto che a settembre riinizierà la scuola! Mi ha proprio scaldato il cuore!

Concludo questa carrellata di racconti condividendo con voi la nascita di 3 piccole Rita qui a Karungu <3 Qui non è come da noi che iniziamo a pensare al nome del bambino molto presto durante la gravidanza, ma aspettano anche alcuni giorni dopo la nascita per sceglierlo. Questo penso sia dovuto al fatto che prima di affezzionarsi al bambino aspettano che sia nato sano e quindi sopravviva nei giorni dopo il parto. Per questo motivo, stando con queste mamme e piacendo loro il nome immagino, ora qui a Karungu abbiamo 3 nuove Ritine.

Grazie amici e a presto (questa volta per davvero)!

Rita

***Racconti dall’ospedale***

Un caso che mi ha abbastanza impressionata è stato un ragazzo letteralmente colpito con un machete in testa dal fratello per una lite su dove piantare alcune piante. Per fortuna il ragazzo sta riprendendo a parlare ed é stato trasferito in un centro specializzato. Ma la cosa assurda che mi hanno detto è che l’unico che può davvero esporre denuncia al fratello è il ragazzo ferito stesso! Immagino però che non lo farà di sicuro fino quando non si riprenderà del tutto e bisogna anche sperare che se lo ricordi… Ce ne sono molti di casi così, anche contro le donne, e spesso queste storie sono anche legate all’alcool.

Parlando invece di ostetricia, un giorno in reparto stava arrivando un trasferimento di una paziente in periodo espulsivo (quando la mamma inizia a spingere) con bambino podalico (invece che presentare la testa giù aveva il culetto o piedini). Questo bimbo in particolare presentava i piedi: inizialmente uno, poi due e pensavamo di riuscire quindi ad assistere ad un parto spontaneo ma… Poi è uscito un terzo piede, quindi due bimbi non uno! E per questo motivo abbiamo subito preparato per un parto cesareo e fino a quel momento avevamo sentito un solo battito fetale… Perché non sapevamo che erano gemelli? Qui l’ecografia non è coperta dall’assicurazione quindi essendo a pagamento viene proprio solo fatta se ci sono problemi. Quindi a volte si può percepire con la palpazione addominale ma in questo caso e in molti altri non è andata così e solo al parto si scopre quanti sono. Nella preparazione della donna per l’intervento in emergenza, il team della sala non era al completo e mancava l’anestesista, ma non si poteva aspettare e una nurse di 25 anni ha sostituito la mancanza: mitica. Ero pronta per accogliere il primo gemello. L’estrazione non è stata semplice e alla nascita non ho accolto una sola gemella ma due insieme: erano due gemelle siamesi unite sul torace. Abbiamo provato a rianimare ma le piccole non ce l’hanno fatta. Anche questa volta voglio sottolineare la forza della mamma. Il suo nome è Lavenda, è giovane ed è la sua prima gravidanza; ha occhi profondi e nei giorni seguenti una serenità disarmante. Per loro tutto quello che succede che sia una grande gioia o una grande disgrazia ‘è per il volere di Dio’ e non fanno altro che affidarsi.

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