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La vita a Karungu 2

6 Agosto 2019 @auci@ 0 Comments

articolo di Rita Blanchard, volontaria in Servizio Civile a Karungu (Kenya)
06/09/2019

Ciao amici,

Son passate due settimane e, come tutte le belle cose, sono volate e sembra di esser qui da mooolto più tempo.

La routine è la stessa che vi ho raccontato nella mail precedente, solo abbiamo anticipato l’orario di lavoro la mattina così da avere il sabato e la domenica liberi.

Passo dunque a raccontarvi un po’ di chi ho conosciuto ed incontrato in questi giorni.

Sabato scorso dopo il pranzo si faceva sentire la stanchezza del lavoro, ma eravamo invitate a partecipare ad un incontro tra studenti, e quindi, sinceramente un po’ contro voglia, ci siamo fatte trasportare da brother Bonadventure.
E infine…Quanto sono stata contenta di aver partecipato!!

Sono venuti da una scuola secondaria di Tabaka dei ragazzi a far visita ai bambini sordo-muti che abitano qui a fianco alla missione. Sono bimbi trovati uno ad uno nelle famiglie che li tenevano nascosti o semplicemente sempre in casa perchè non c’è un posto o ruolo per loro nella società. Nel periodo delle lezioni scolastiche vivono in una piccola struttura in 60, 2 per letto, e studiano all’interno del Dala Kiye in 2 piccole stanze lasciate a loro. Non è una sistemazione ideale ma Millicent, la capa, con i fondi che pian piano arrivano sta cercando di costruire una scuola dedicata solo a loro e poi in un secondo momento una sistemazione migliore anche per dormire.

Tornando all’incontro, nella piccola ‘casa’ si sono seduti gli studenti con ognuno in braccio un bambino sordo-muto (foto 1) e c’è stato un bel momento di scambio, sia da parte dei rappresentanti che dai ragazzi e bambini sordo-muti, ovviamente tutto accompagnato dalla traduzione simultanea nel linguaggio dei segni dal maestro. (anche io ho imparato il mio nome con il linguaggio dei segni ed è stato bellissimo come tutti i bambini volessero dimostrarmi di averlo imparato!) Dopo la merenda insieme, i bambini hanno danzato (vorrei mandarvi il video, ma occupa troppo spazio) ed era impressionante e commovente allo stesso momento quanto fossero a tempo e ritmo con la musica pur non sentendola!

La domenica abbiamo partecipato alla mitica e tipica messa africana cantata in cui i bambini del Dala Kiye ballano anche durante i canti.

Nel pomeriggio, il sole si faceva sentire e il lago chiamava quindi abbiamo accompagnato tutti i bambini e ragazzi del Dala Kiye a fare il bagno (foto 2). Io solo questa domenica l’ho davvero fatto, l’acqua è vero che è rinfrecante ma il colore e il fondo non sono dei migliori eheh.

Passo a raccontarvi di Rose, una ragazza di 16 anni che è ricoverata qui da quando ho iniziato i turni in ospedale. L’ho conosciuta in travaglio: sì era incinta, qui “succede” e a volte arrivano anche più giovani. Il mio turno è finito prima che riuscissi a vedere il parto; l’avrei rivista il giorno dopo con il pupo o pupa in braccio. Ma il giorno dopo non c’era nessun pupo con lei. Inizialmente ho pensato che potesse essere da qualche parte, tipo al nido o in qualche cura intensiva, ma poi ho scoperto che qui tutti i bambini stanno con le mamme dopo la nascita non ci sono altri reparti dedicati.

Lei non era disperata come ho visto essere dopo la perdita di un bambino… Il suo viso esprimeva dolore sì, ma più per la ferita del taglio cesareo che della perdita. Ha 16 anni, il “papà” del bambino, se sa chi è, molto probabilmente non c’è neanche e chissà quanto fosse stata ”desiderata” questa gravidanza…cosa mi aspettavo?

Vi ho raccontato di questo episodio non per rattristarvi ma per condividere con voi una riflessione che mi è venuta comunque da fare.

Forse per Rose “è andata bene così”: ha 16 anni e, non essendo diventata mamma, forse ora può continuare a studiare e non frenare i suoi studi e la sua vita rinchiudendosi in casa a gestire la famiglia, più di quanto questo le sia già richiesto ora…

Rose è ancora ricoverata qui perchè purtroppo ha avuto altre complicanze, ma per fortuna ora sta meglio e non vede l’ora di ballare “we can do better” con me e letizia!

In reparto inizio ad essere leggermente più autonoma: per ora sono riuscita a strumentare un cesareo (foto 3), assistere ad alcuni secondamenti (nascita della placenta), suturare una lacerazione e, se ve lo state chiedendo, non ho ancora assistito a dei parti in autonomia completa, ma è andata bene così 😉 (le storie di questi magari un’altra volta…)

Un abbraccio,

Riti

(9 Aprile 2019)

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