La vita a Karungu 5

articolo di Rita Blanchard, volontaria in Servizio Civile a Karungu (Kenya)
12 Novembre 2019

Ciao cari,
Spero abbiate tutti passato una bella e non troppo calda estate.
Qui fa ridere perché la temperatura non cambia mai: è sempre un costante 26-27° ad accompagnarci, e non è niente male.

Penso di non avervi mai parlato della clinica MCH (mother and child health): è un settore dell’ospedale in cui vengono seguite le gravidanze e monitorati e vaccinati i bambini fino ai 5 anni; una specie di consultorio insomma. Di solito, se il reparto è tranquillo, do una mano in questa clinica e collaboro con una nurse di nome Harriet.

A Luglio mi ha proposto di andare con lei a raggiungere tutte quelle mamme e bambini che abitano molto lontano dall’ospedale e che quindi spesso si perdono dei richiami o tutte le vaccinazioni. Siamo partite in 3: una con una borsa frigo ed i vaccini, un’altra con il box per taglienti (dove mettere aghi e siringhe utilizzati) ed io con una scatola di siringhe, aghi e profilassi orali. Abbiamo camminato su e giù nelle colline qui attorno circa per 10 km raggiungendo case e famiglie che rimangono davvero molto isolate e soprattutto molto lontane dal lago, fonte primaria per l’acqua da utilizzare tutti i giorni. Ammetto che non è stata una passeggiata, però tra la lunghezza del percorso con la roba in testa, la pioggia ed il fango alla fine è stato proprio divertente.
Trovo sia stato davvero bello il fatto di raggiungerli a casa, invece di dare per scontato che tutti possano venire in ospedale, restando in attesa del paziente ‘che si ricorda di venire’. Inoltre per me è stata un’occasione in più per entrare in contatto con il quotidiano dei Luo.

A proposito di ‘andare a casa di…’ è successo più volte che da una piccola chiacchierata sia nato un invito, come per un’amica che conoscono da anni.

Vi parlo di Rucky, che avevo incontrato da una saloonist, una ragazza della mia età con una bimba di 2 anni (senza papà) che si mantiene da sola lavorando in un bar.

Vi parlo di Carolyn e la sua famiglia: lei è stata la mia saloonist (quando mi sono treccinata) ed ha tre bellissime bimbe; il marito, pastore di una chiesa protestante, mi disse ‘ io e te facciamo praticamente lo stesso lavoro: ascoltiamo e ci siamo per le persone’.

Vi parlo della famiglia di Stanley, un nostro piccolo paziente (3 anni), che si è bruciato il sederino con l’olio bollente ed è rimasto con noi in ospedale per 3 settimane. Ci hanno invitate a casa e hanno riunito davvero tutti i componenti della famiglia, dal nonno ai nipotini, e anche se avevamo già pranzato ci è stata offerta una tilapia (the best fish in the lake), l’ugali (tipo polenta, considerato il pane di qui), pomodori e a seguire un tazzone di chai (tazza di latte caldo con bustina di the) e chapati (piadina)… Insomma proprio all’ingrasso!

Una settimana a Luglio ed una ad Agosto ho anche fatto un po’ di vacanza. Sono stata sulla costa a nord di Mombasa, dove durante il viaggio è nata l’idea del Blood donation project, e recentemente con la famiglia sul lago Naivasha e al Masai Mara provando tutti i tipi di safari: a piedi, in bici e con il matatu (tipo pulmino con tettuccio apribile).

Come dicevo in questi mesi io e Letizia abbiamo scritto un progetto con l’obiettivo di creare una banca del sangue nell’ospedale qui di Karungu, poichè spesso siamo obbligati a trasferire i pazienti e/o non poter operare per l’assenza di sacche di sangue, e questo implica inoltre un aumento dei costi per i pazienti. Il sangue qui costa perchè il sistema è corrotto. Di per sé dovrebbe essere gratuito ma gli ospedali governativi pagano per avercelo e quindi a tutti gli altri (che non pagano) vengono date poche sacche o non viene dato proprio. La nostra idea quindi è cercare di creare come da noi una mentalità di donazione gratuita da parte della comunità, per la comunità, partendo da 4 scuole secondarie nella zona. Abbiamo iniziato a settembre con la presentazione del progetto ed un incontro di sensibilizzazione, e per 6 mesi andremo più o meno una volta al mese nelle scuole a raccogliere le donazioni di sangue. Durante ma soprattutto al termine del progetto, verrà chiesto alle famiglie dei pazienti, che necessitano una sacca di sangue, di donarne una a loro volta così da mantenere una banca del sangue nell’ospedale e continuare la catena di donazione gratuita.

La notizia del progetto è girata tanto: con le donazioni e il supporto di tutti abbiamo superato il budget prefissato! Sono personalmente commossa per l’immensa generosità e affetto ricevuto. 

Intanto, non ci crederete, ma altre Ritine continuano a nascere. Che gioia!

Un abbraccio e mille grazie a tutti!

Rita Akinyi (nome Luo)

 

IMG-20190629-WA0025

Immagine 1 di 7

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi