Tempo relativo

di Cloe Gelsi
volontaria di Servizio Civile a Ocopilla de Huancayo, Perù

 

Sono qui da 4 bottiglie di shampoo e balsamo usate in una doccia che ha abbastanza acqua solo una o due volte alla settimana.

Sono qui da 60 lavaggi di una divisa sulla quale le macchie iniziano a non togliersi più , ma ognuna mi ricorda qualcosa.

Sono qui da una Trentina  di bottiglie di yogurt di una colazione che cerco di rendere il più continentale possibile, in un paese dove il caldo di gallina sostituisce tutti i pasti.

Sono qui da aspettarmi alle 4 di pomeriggio il suono dell’altoparlante che urla dalla strada “Mazamorra morada, mazamorra de durazno , mazamorra de Tocooooooosh!”.

Sono qui da essermi abituata a prendere il taxi e potermelo permettere, e da essermi disabituata a vedere macchine personali , invece che combi e mototaxi.

Sono qui da 20 visite al signor Defin , 20 cateteri cambiati , 20 volte in cui ho visto cambiare il suo stato di salute, e ora che sembra stare molto meglio , ha scoperto di avere metastasi ossee.

Sono qui da 2 anziani pazienti che sono morti, ma 45 conosciuti, che settimanalmente visito, nei quali occhi vedo l’importanza che anche solo sapere che qualcuno ti sta pensando possa avere.

Sono qui da aver imparato a memoria la frase con cui presentare il botiquin ai nuovi e interessati pazienti , sono qui da ricordarmi a memoria quasi la metà dei prezzi dei prodotti che vendiamo.

Sono qui da aver perso la voglia , la mattina,  di preparare il succo di frutta fresca per me e la mia coinquilina , e anche il caffè , e anche la colazione.

Sono qui da 4 o 5 commercianti che quotidianamente sulla strada di lavoro iniziano a salutarmi.

Sono qui da una quarantina di messaggi indirizzati al signor Alvaro che a quanto pare ha avuto il mio numero di cellulare e non pagava la sua tariffa , ma comunque i miei gestori di linea non si metteranno mai in pace che il mio nome sia Cloe.

Sono qui da più di 100 ore di pulman che mi hanno insegnato che una distanza di 4 ore è un viaggetto da niente.

Sono qui da iniziare a pensare che la mozzarella sia quel formaggio sottovuoto duro e compatto che si trova nel reparto frigo del supermercato.

Sono qui da non aver smesso di cercare di capire ancora cosa potrei fare di più  io qui.

Sono qui da non aver più la dissenteria.

Sono qui da aver fatto la damigella per la prima volta in vita mia.

Sono qui da non stupirmi più di vedere ubriachi per strada alle 10 del mattina.

Sono qui da esordire con “Vicina” ogni volta che parlo con qualcuno del Barrio non importa quanto lontano abiti.

Sono qui da aver imparato quasi 6 nomi di frutta a me prima sconosciuta.

Sono qui da aver smesso di cercare di capire il clima  e i suoi 0 gradi la mattina e 20 a pranzo, e di cercare di vestirmi adeguatamente.

Sono qui da conoscermi meglio ogni giorno per la prima volta in vita mia , e da aver imparato ad ascoltarmi .

Sono qui da rendermi conto che nulla è scontato, ma si può essere felici comunque.

 

– VACANCY – Medical Advisor in Siria/Iraq

SettoreSanitario

FunzioneMedical advisor

 Paese:  Siria (Raqqa e regione del nord-est siriano) e Iraq (Dohuk)

 

Progetto:        Darna Fase II – La nostra casa. Rientro in sicurezza per gli sfollati a Raqqa sostenendo i servizi materno-infantili per la città e la sua provincia

Il progetto, co-finanziato dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), prevede il funzionamento dei servizi di salute riproduttiva, materno infantile e pediatrica all’interno dell’Ospedale Nazionale Civile di Raqqa, ed è promosso da Un ponte per … (UPP), che riveste il ruolo di osc/ong capofila, in collaborazione con Associazione Universitaria Cooperazione Internazionale (AUCI), con il ruolo di osc/ong partner nel settore sanitario, in particolare per l’organizzazione, gestione e formazione del personale socio-sanitario locale afferente la Kurdish Red Crescent (KRC), controparte locale.

 

Durata:          4 mesi (con possibilità di estensione), partenza prevista per fine Settembre 2019

Contratto:      contratto a progetto x operatore medico umanitario

Ruolo:

  • Coordinamento, consulenza e assistenza ai servizi sanitari offerti dall’Ospedale Civile di Raqqa e ai centri di salute di base territoriali, in particolare nell’ambito materno-infantile (ginecologia e pediatria), chirurgia di base, diagnostica e medicina di laboratorio;
  • Consulenza e assistenza al personale sanitario locale in coordinamento con il partner KRC;
  • Coordinamento e programmazione della formazione sanitaria specifica realizzata dal personale medico espatriato in missione;
  • Consulenza e assistenza dei servizi sanitari in coordinamento con il coordinamento sanitario in loco UPP/KRC;

 

Requisiti:

  • Laurea in Medicina e Chirurgia, preferibilmente con esperienza in public health;
  • Buona conoscenza lingua inglese, e preferibilmente lingua araba;
  • Capacità di coordinamento e supervisione;
  • Esperienza formativa, capacità gestione risorse umane e autonomia training on the job;
  • Attitudine a interagire ed accogliere positivamente con realtà etniche e culturali diverse;

 

Note: inviare CV e lettera motivazionale a pasquale.desole@auci.org indicando “Progetto sanitario Darna II – Nome e Cognome” , scadenza 08/09/2019

 

 

 

 

Acqua, energia e cibo: quel nesso che porta sviluppo anche con la Diaspora e il settore privato

Acqua, energia e cibo: quel nesso che porta sviluppo anche con la Diaspora e il settore privato

di Gianfranco Belgrano,
direttore editorale di Africa & Affari

“L’acqua qui è un bene prezioso. Prima era un problema, adesso, grazie a un pozzo di 70 metri di profondità e a una pompa idraulica alimentata anche con un pannello solare, abbiamo tre metri cubi d’acqua all’ora, ogni giorno dell’anno”: servono poche parole a Clement Ilboudo per far capire come la vita di 600 abitanti del villaggio di Lao sia completamente cambiata rispetto solo a pochi anni fa.

Clement, figlio del capo di questo villaggio disperso nelle campagne del comune di Komki Ipala, a sud di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, è il coordinatore di un’associazione di agricoltori beneficiari di un progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e condotto sul campo dalla ong perugina Tamat.

Il progetto si chiama RASAD, acronimo per Reti d’Acquisto per la Sicurezza Alimentare, viene condotto con il supporto della Diaspora burkinabé d’Italia, e oltre a quello idrico, tocca altri ambiti, con un obiettivo chiaro: contribuire alla sicurezza alimentare e allo sviluppo socioeconomico. “Tutto però nasce dall’acqua” dice ancora Clement indicando la vasca che raccoglie l’acqua prelevata dalla vena sottostante, mentre intorno si muovono le donne del villaggio.

“Nelle aree rurali in diversi villaggi dei comuni di Koubri, Komki Ipala, Komsilga, Loumbila e Tanghin Dassouri, il progetto sostiene il passaggio da un’agricoltura ‘classica’ – connotata da un largo impiego di concimi e pesticidi chimici – a un’agricoltura ecologica, mediante la formazione di 600 agricoltori sulle tecniche agroecologiche e di lotta fitosanitaria” spiega Denisa Savulescu, energico capo progetto di Rasad per Tamat. Il progetto, sottolinea ancora Savulescu – marchigiana d’adozione con una storia personale che rimanda alla Romania e alla Turchia – prevede la realizzazione di pozzi all’interno dei siti di produzione, l’assistenza tecnica continua garantita da un agronomo e, grazie alla collaborazione di Enea e dell’Istituto dell’ambiente e della ricerca agricola del Burkina Faso, la stesura di una ricerca scientifica e lo sviluppo delle tecniche agroecologiche e di lotta fitosanitaria. “L’intero progetto – aggiunge ancora Savulescu – si basa sulla logica dell’agricoltura contrattuale, ossia la creazione di un contatto diretto tra produttori e consumatori, sfruttando anche le potenzialità della diaspora”.

Se la prosperità a Lao ha preso la forma di un pozzo per l’acqua utilizzabile tutto l’anno, qualcosa di simile è avvenuto alcune migliaia di chilometri più a sud, a Mafuiane, villaggio agricolo a una quarantina di chilometri da Maputo, la capitale del Mozambico.

La grande ambizione di AUCI è coinvolgere il settore privato italiano nel campo della trasformazione agroalimentare per far fare un ulteriore salto di qualità alla comunità locale: “A 40 chilometri di distanza – sottolinea ancora Casoni – abbiamo un potenziale mercato di tre milioni di persone ed è per questo motivo che stiamo cercando di creare sinergie con aziende italiane interessate a sviluppare attività in Mozambico. Anche alla luce delle innovazioni introdotte dalla nuova legge sulla cooperazione, pensiamo che l’expertise italiana nel comparto della trasformazione agroalimentare possa portare benefici a tutti gli attori coinvolti”.

Installazione impianto di irrigazione goccia a goccia a Mafuiane

Storie come quelle del Burkina Faso e del Mozambico riportano a quel nesso tra acqua, cibo ed energia che è stato fatto proprio e sviluppato da alcune componenti della comunità internazionale e in particolare da UN Water e FAO. Un collegamento – più noto in inglese come Water, Food, Energy Nexus – che parte da un semplice quanto naturale presupposto: accesso all’acqua, disponibilità di energia e sicurezza alimentare sono fattori talmente collegati che qualunque azione su uno di questi elementi ha un riflesso immediato sugli altri due. Il ragionamento su questo nesso, pur essendo stato sviluppato da qualche anno (almeno a partire dal 2011), sta in realtà entrando adesso nell’agenda di chi poi è chiamato a prendere decisioni e di recente è stato ripreso da UN Environment quale elemento cardine su cui impostare determinate azioni. Anche la FAO, cioè l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha fatto proprie queste considerazioni: Water, Food, Energy Nexus riporta in primo luogo all’agricoltura e a un suo sviluppo sostenibile in cui – e questo è ormai ripetuto in tutti i consessi internazionali – è necessario coinvolgere il settore privato così come le associazioni contadine e le cooperative, oltre che i vari attori della cooperazione internazionale.

Proprio sulla necessità di alimentare questo dialogo costruttivo, di recente l’Unione Europea e l’Unione Africana hanno fornito i risultati finali della Task Force for Rural Africa.

Avviata a maggio 2018, la Task Force ha riunito esperti africani ed europei con l’obiettivo di individuare strade per una più proficua cooperazione tra Europa ed Africa nel settore agricolo, un settore strategico e decisivo per il futuro del continente africano anche per la forza lavoro che impiega e le rimesse che riesce a generare, oltre agli effetti determinati in termini di sicurezza alimentare rispetto a una popolazione in forte crescita demografica.

Secondo le raccomandazioni fatte proprie dagli autori del rapporto che per due giorni a Bruxelles hanno illustrato il lavoro svolto, Africa e Unione Europea dovrebbero elaborare una partnership in grado di operare su tre livelli: people to people, business to business e government to government. Un dialogo multilaterale e a più livelli che parta localmente, dalle associazioni di base, e che renda possibili più strette connessioni tra le società, le imprese e i governi di Africa ed Europa.

Su questo concetto, secondo molti osservatori, poggia il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalla comunità internazionale.

“Il rapporto della Task Force – ha detto Josefa Sacko, commissaria dell’Unione Africana all’Economia rurale – riconosce che Africa ed Europa sono partner globali di uguale rilievo. E dimostra che i contadini e l’industria agroalimentare devono lavorare mano nella mano per cogliere le nuove opportunità che saranno offerte della nuova Area di libero scambio del continente africano e per costruire insieme quei mercati regionali necessari all’Africa per la propria sicurezza alimentare nel lungo termine”.

Questo interesse per una cooperazione in campo agricolo dai toni nuovi è stato ribadito dal commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan, il quale ha sottolineato come tra le raccomandazioni del rapporto ci siano appunto quelle di spingere gli investimenti pubblici e privati, condividere esperienze e competenze, rafforzare la cooperazione. Per il commissario europeo allo Sviluppo internazionale e alla cooperazione, Neven Mimica, “dipende da noi lavorare insieme per portare avanti le preziose raccomandazioni della Task Force e individuare soluzioni che possano consentire di raggiungere i risultati attesi, ovvero una trasformazione rurale positiva e un settore agricolo e agroalimentare inclusivo e sostenibile”.

Traguardi ambiziosi, quelli fissati a Bruxelles, cui si può arrivare se le varie componenti strategiche del nesso acqua, cibo, energia saranno sviluppate.

D’altra parte, come sottolineato da UN Water, l’agricoltura è il principale consumatore di acqua nel mondo (per la Fao il 70% dell’acqua disponibile serve a produrre cibo) e più di un quarto dell’energia impiegata a livello globale è legata alla produzione e alle forniture di prodotti alimentari. Di conseguenza, maggiore è l’attenzione riservata all’impiego di acqua ed energia per la produzione di cibo, maggiore sarà il grado di sostenibilità.

Ecco allora che la pompa idraulica utilizzata nel piccolo villaggio di Lao, in Burkina Faso, e alimentata da pannelli solari, o il sistema di irrigazione a goccia di Mafuiane, in Mozambico, diventano esempi e modelli di sviluppo sostenibile.

Questo articolo è stato pubblicato il 28 marzo 2019 su Oltremare, rivista online dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Servizio Civile Universale 2018 in AUCI

Il servizio civile 2018/2019 è iniziato cinque mesi fa e i volontari di AUCI stanno facendo esperienza attraverso le varie attività del progetto in cui sono coinvolti. In questa prima breve intervista hanno risposto ad alcune domande per condividere la loro esperienza e farvi scoprire qualcosa in più sul

All’ombra di un “papaiero”

di Andrea Scimone Carbone
Volontario a Mafuiane, Mozambico

Mozambico, Mafuiane, 90º giorno di servizio. Domani si parte per l’Italia per il monitoraggio delle attività e per risolvere alcune lacune burocratiche. È un buon momento per tirare le somme dello svolto finora e per pianificare il futuro prossimo. Ancora una volta, non c’è tempo da perdere, il tempo vola.

Abbiamo terminato un periodo di affiancamento all’ospedale di Namaacha, capoluogo del distretto di cui fa parte anche Mafuiane.

Nell’ambulatorio dedicato alla nutrizione le tecniche di salute, figura intermedia tra infermiere e medico, mettono in pratica il Piano di Riabilitazione Nutrizionale (PRN), un programma sanitario nazionale per la lotta alla malnutrizione. La malnutrizione è un problema ancora forte in alcune regioni del Paese soprattutto per i bambini dai 0 ai 5 anni: il Piano di estende a tutto il territorio Mozambicano. Per questo, Il Ministero della Salute prevede interventi tanto a livello ospedaliero quanto a livello comunitario: al di là del trattamento dei ricoverati e delle visite di controllo mensili da realizzare in ambulatorio, i professionisti dei centri ospedalieri non aspettano che i casi si presentino in ospedale, ma, con ambulanze 4×4 si recano direttamente nelle comunità, soprattutto verso quelle più inaccessibili dove i mezzi e le strade scarseggiano. In queste aree essi svolgono screening di controllo per crescita insufficiente, quelli per l’HIV, educazione alimentare e addirittura presentazioni culinarie, soprattutto con ricette rivolte all’alimentazione dei più piccoli.

Ad arricchire queste giornate di educazione alla salute dovrebbero servire i nove attivisti locali contrattati da AUCI. Proprio questa settimana si è concluso per loro il periodo di formazione condotto da Stefania e me sulle malattie sessualmente trasmissibili e sulle conoscenze di base della scienza dell’alimentazione.

Un paio di settimane fa si sono riuniti nella Escolinha i genitori degli alunni per discutere di alcune faccende legate alle attività scolastiche. Abbiamo sfruttato la riunione di quel giorno per sottoporre ai genitori un questionario sulle abitudini alimentari: visto che la scuola offre il pranzo, interessava conoscere le usanze delle famiglie a cena, in modo da avere un quadro giornaliero completo sull’alimentazione dei bambini che frequentano la scuola di Mafuiane.

È confortante sapere che l’84% degli intervistati affermi diriuscire a preparare la cena tutti i giorni, tuttavia, stando ai risultati, solo il 6% del totale riesce a mettere in tavola tutte le sere una fonte proteica che si tratti di carne, di pesce, di legumi o di uova. La disponibilità di formaggi e latte è talmente scarsa e il prezzo così salto che quasi il 50% afferma di non comprarne mai. Solo il 30% dei bambini riesce a fare colazione tutti i giorni prima di andare a scuola. Il 50% delle famiglie beve e cucina con l’acqua del fiume Umbeluzi. Speriamo si riesca a trovare il budget per poter cambiare il menù della escolinha. Gli alimenti consumati più frequentemente tra le fonti di carboidrati sono il riso e il mais, tra le verdure spiccano il cavolo, la lattuga e i cetrioli mentre tra il gruppo della frutta troviamo le banane e le arance (in questa stagione), tra il gruppo delle proteine risaltano i pesciolini secchi (meno male che c’è il fiume!) e i fagioli.

 

D’altra parte ne “La Quinta” si è conclusa con non pochi problemi la posa del sistema di irrigazione “goccia a goccia”. Adesso si installerà anche nei campi dei contadini dell’associazione dei Regantes e accelerare la produzione. In ogni caso, in linea di principio, le verdure che si raccolgono da “La Quinta” dovrebbero servire alle refezioni degli alunni della escolinha. È previsto persino l’arrivo di maiali, galline ovaiole e capretti, speriamo si faccia in fretta!

L’altra sera ci siamo voluti viziare. Con Massimo siamo andati al mercato del pesce di Maputo, abbiamo fatto scorta di granceole giganti e ci siamo cimentati nella preparazione del “Guisado de Carangueijo” alla Mozambicana. Si soffrigge leggermente la cipolla e i peperoni verdi tagliati a Julienne in un pentolino con dell’olio d’oliva a cui si aggiunge la polpa delle granceole e i pomodori tagliati a brunoise. Si lascia cuocere a fuoco medio e mano a mano si incorporano le polveri di cumino, zafferano, prezzemolo e zenzero. Per finire si aggrega l’Immancabile latte di cocco e pezzi di mango fresco, si lascia ritirare la salsa in cottura e si serve caldo. Bom Apetite!