Acqua: il punto di partenza per uno sviluppo sostenibile

Acqua, energia e cibo: quel nesso che porta sviluppo anche con la Diaspora e il settore privato di Gianfranco Belgrano

 

Condividiamo l’articolo di Gianfranco Belgrano pubblicato su “Oltremare”, magazine di AICS, in cui si da spazio alle attività svolte nell’ambito di diversi progetti a favore dello sviluppo di un’agricoltura sostenibile.
Fra le attività evidenziate è possibile avere notizia di quanto svolto da Auci in Mozambico

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensieri da Mafuiane

Mafuiane è un villaggio di 5000 anime nel sud del Mozambico, dove presto verrà inaugurato un nuovo ospedale pediatrico. L’accesso alle strutture sanitarie è un problema presente pressoché in tutta l’Africa e ad oggi, ahimè, anche in Europa, soprattutto per gli immigrati, quelli che non hanno diritto ad un visto e un biglietto aereo.
Qui a Mafuiane è presente un posto di salute, mentre l’ospedale provinciale è a Matola, a molti km di distanza.
Il nuovo ospedale dovrebbe quindi costituire un bel passo avanti per l’accesso alle cure di tutti i bambini del villaggio e di quelli vicini. Da biotecnologa molecolare con qualche anno di esperienza, dovrei aiutare ad equipaggiare il laboratorio del centro pediatrico, a formare il personale che ci lavorerà o semplicemente lavorare al loro fianco.

Durante questi primi giorni di adattamento ed osservazione ci siamo occupati di montare letti, pulire stanze e comprare gli ultimi pezzi mancanti. L’altro giorno ho aiutato le attiviste sanitarie a fare una lista dei farmaci disponibili per la farmacia dell’ospedale. Gli attivisti sanitari sono in tutto dieci (nove ragazze e un ragazzo) e sono stati formati negli anni passati per collaborare con il progetto “saúde da crianças”, salute dei bambini.
Il loro compito consiste principalmente nel monitorare la salute dei bambini con screening programmati, prima nelle escolinhas, le scuole materne del villaggio, e successivamente con visite a domicilio muniti di taccuino e biciclette.
Ho passato la mattina con Rute, che ha una risata travolgente, è loquace e peperina, con Dulçe che rimane un po’ più sulle sue ma con le sue amiche si lascia andare e con Clara, donna, mamma e cuoca che la prima sera ci ha accolti con samosa e torta fatta in casa.
Sei osservato e studiato, come è giusto che sia, così come tu studi loro. Ne hanno visti di ragazzi bianchi arrivare, fermarsi un anno e poi andare: hanno il diritto di scegliere quando e quanto darti.
Rosa invece, la figlia di Clara, è una bambina di sei anni, di una bellezza e un’intelligenza rara e dopo nemmeno un’ora, con la spontaneità tipica dei bambini, mi regala i suoi sorrisi, le sue carezze e mi fa l’onore di rendermi compagna dei suoi giochi.

Nel villaggio le case sono piccole e senza acqua potabile. S. ci ha invitati ad entrare, l’arredamento è minimo e una bacinella piena d’acqua ricopre il lavandino. Nel frattempo sua figlia si prepara un pezzo di pane con margarina.
Nonostante tutto non manca l’invito a bere chà, il the. I soldi sono sicuramente pochi, eppure sembrano felici di vivere nell’abbraccio della propria comunità, contando sulla forza delle proprie braccia e sul mutuo appoggio.
Un ragazzino l’altra sera ha visto me e Andrea camminare per la strada principale del villaggio, ci ha fatto il gesto dei soldi con la mano e detto qualcosa in ronga, forse chiamandoci semplicemente “uomo bianco”, poi ha continuato a ridere di noi con i suoi amici.
Non ci sono rimasta male, ho pensato che hanno ragione, arriviamo qui dall’alto dei nostri soldi e dei nostri comfort mentre intanto molti di loro, nonostante le piccole migliorie, i posti di lavoro e i tanti progetti, restano nella povertà. Però badate bene, parlo di povertà nel senso stretto di mancanze materiali, perché non posso esimermi dal pensare già dopo pochi giorni, che siamo più poveri noi.

di Stefania Rocca
volontaria di Servizio Civile a Mafuiane, Mozambico

 

 

 

 

Momenti di non trascurabile movimento

Da leggersi tutto d’un fiato.

Sono le 7.00, è da un’ora che sento Mimmo andare avanti e indietro sul selciato, è saturo. Sta organizzando il lavoro, rivedendo i conti, telefonando a destra e a manca. Siamo tutti in ambasce qui a Mafuiane perché, tra pochissimi giorni, ci sarà l’inaugurazione dell’ospedale appena costruito, con tanto di catering e taglio del nastro. Anche la Prima dama è in visita al villaggio in questi giorni e bisogna fare bella figura.

Decido di alzarmi, voglio dargli una mano. C’è un container colmo di attrezzi, mobili e altro, da svuotare.
Da giorni si lavora a pieno regime, ma non se ne vede la fine. Carichiamo il camion per trasportare il materiale verso la struttura, ma ogni volta che ci voltiamo a guardare questo sembra più pieno.

Tic – tac, il tempo corre, bisogna mettere le serrature alle porte, montare i letti, comprare le federe, sistemare i mobili per le stanze, scrivere la lista dei medicamenti, installare il sistema informatico, issare l’asta con la bandiera, impiantare l’aria condizionata nella farmacia, comprare il materiale per il laboratorio, organizzare la lavanderia e ripulire anche il patio esterno.

C’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda.

I non-problemi diventano problemi e i problemi diventano non-problemi.

Tic –Tac, fa pure caldo ci sono 35 gradi, ma percepiti sono 40.

Guardo l’ora, per fortuna sono quasi le 13:00, doña Inés ha preparato la matapa, un piatto tipico mozambicano a base di riso servito con una salsa di foglie di manioca, acqua di cocco e gamberetti; è ottimo, le chiedo di insegnarmelo, mi sorride e mi dice di si, ma solo se in cambio le insegno qualche dolce italiano…furba! Le
sorrido e le dico va bene.

Si torna al lavoro, ma Gino (nome di fantasia) instancabile lavoratore, si sente male, ha febbre e dolori, ha lavorato tutto il giorno sotto il sole, gli chiedo se ha mangiato, risponde di no (c’avrei giurato) ma non importa, potrebbe non essere quella la causa del malessere, lo portiamo al centro di salute più vicino. L’infermiera gli consegna i farmaci e noi lo accompagniamo a casa in jeep.
Per la cena ci si arrangia, in dispensa trovo polenta e un ragù di salsiccia al barolo, ringrazio di cuore i volontari che l’hanno a suo tempo portato, d’altronde è anche questa la cooperazione, no? Così mi metto a cucinare.
In cucina fa caldo, metto una virgola e ripeto: molto caldo. Almeno è buona. Siamo stanchi, andiamo a dormire. Saluto i topolini e le lucertolone che vivono nel controsoffitto della mia casetta, mi stendo sul letto, srotolo la zanzariera e mi addormento, contento di aver potuto contribuire un poquinho a tutto ciò, ma allo stesso tempo irritato perché si poteva fare meglio, ma va be’, ci pensiamo domani.

Adeusinho

 

di Andrea Scimone Carbone
volontario di Servizio Civile a Mafuiane, Mozambico

 

 

 

SERVIZIO CIVILE 2018

Anche quest’anno è iniziato il Servizio Civile Nazionale!

Vi presentiamo i volontari Auci impegnati nei vari progetti per l’anno 2018/2019:

Per il progetto “Caschi Bianchi: Perù – Diritti umani e sviluppo sociale 2018 ” nella sede di Huaycàn (periferia di Lima) presso Il Centro di Medicina Olistica “Anna Margottini” saranno impegnate Marta Morsini ed Elisa Miranda, mentre Cloe Gelsi e Yuriko Suemi Hernandez Gomez saranno presenti nella sede di Ocopilla di Huancayo presso il Centro di Promozione Sociale “Maurizio Polverari”.

Per il progetto “Caschi Bianchi: Kenya 2018” nella sede di Karungu: Rita Blanchard e Letizia Fiorina, mentre nella sede di Nchiru, Meru saranno impegnati Felice Bizzarri e Marta Riconosciuto

Per il progetto “Caschi Bianchi: Mozambico 2018” alla Missao Sao Frumenzio presso Mafuiane: Andrea Scimone Carbone e Stefania Rocca

Per il progetto “I COLORS: Intercultura COmunità LOcali Resilienti e Sostenibili 2018”, saranno impegnati Atdhe Lusha, Valeria Zanetti, Stefania Cuoco e Carla Loffredo.

Comunicato stampa sull’incidente aereo Ethiopian Airline

AUCI, come l’intero gruppo FOCSIV, esprime il più sentito cordoglio alle famiglie delle vittime a bordo del volo dell’Ethiopian Airline.

Tra le vittime ricordiamo gli italiani:

Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali Regione Sicilia

Carlo Spini, presidente Africa 3000

Gabriella Vigiani, infermiera

Matteo Ravasio, tesoriere Africa 3000

Paolo Dieci, presidente CISP e Rete Link 2007

Virginia Chimenti, funzionaria World Food Program ONU

Rosemary Mumbi

Maria Pilar Buzzetti