Diario di un mulungu in Mozambico

L’ospedale è stato inaugurato e, nonostante la corsa a ostacoli della settimana precedente, è andato tutto bene. C’erano proprio tutti quel giorno: il governatore, il curandeiro, il regolo e il capo del villaggio, poi Mimmo, Stefania, io e un asino, insieme ai polli e ai tacchini, allevati dalle suore. Poi i rappresentanti di Auci, quelli della missione e quelli della Cei.

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Pensieri da Mafuiane

Mafuiane è un villaggio di 5000 anime nel sud del Mozambico, dove presto verrà inaugurato un nuovo ospedale pediatrico. L’accesso alle strutture sanitarie è un problema presente pressoché in tutta l’Africa e ad oggi, ahimè, anche in Europa, soprattutto per gli immigrati, quelli che non hanno diritto ad un visto e un biglietto aereo.
Qui a Mafuiane è presente un posto di salute, mentre l’ospedale provinciale è a Matola, a molti km di distanza.
Il nuovo ospedale dovrebbe quindi costituire un bel passo avanti per l’accesso alle cure di tutti i bambini del villaggio e di quelli vicini. Da biotecnologa molecolare con qualche anno di esperienza, dovrei aiutare ad equipaggiare il laboratorio del centro pediatrico, a formare il personale che ci lavorerà o semplicemente lavorare al loro fianco.

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Momenti di non trascurabile movimento

Da leggersi tutto d’un fiato.

Sono le 7.00, è da un’ora che sento Mimmo andare avanti e indietro sul selciato, è saturo. Sta organizzando il lavoro, rivedendo i conti, telefonando a destra e a manca. Siamo tutti in ambasce qui a Mafuiane perché, tra pochissimi giorni, ci sarà l’inaugurazione dell’ospedale appena costruito, con tanto di catering e taglio del nastro. Anche la Prima dama è in visita al villaggio in questi giorni e bisogna fare bella figura.

Decido di alzarmi, voglio dargli una mano. C’è un container colmo di attrezzi, mobili e altro, da svuotare.
Da giorni si lavora a pieno regime, ma non se ne vede la fine. Carichiamo il camion per trasportare il materiale verso la struttura, ma ogni volta che ci voltiamo a guardare questo sembra più pieno.

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