LA MIA NUOVA ESPERIENZA A MADRID

 

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Ammetto che ho aspettato un po’ a scrivere un articolo sull’ inizio della mia esperienza di ServIzio Volontario Europeo in Spagna. Sono infatti già tre mesi che vivo qui a Madrid, ma all’inizio le idee erano ancora un po’ confuse. Ora invece, dopo tre mesi, penso di poter fare un primo bilancio di quest’avventura.

Uno dei motivi della mia confusione iniziale penso sia stata la velocità con cui tutto è iniziato. Si, perché agli inizi di settembre ho inviato la candidatura e, dopo aver fatto il colloquio ed essere stata selezionata, nel giro di una settimana ho preparato la valigia (mai fatta prima per un periodo così lungo) e sono partita!

Mi aspettavano nove mesi durante i quali avrei svolto volontariato in una Fondazione chiamata Altius Francisco de Victoria, e nello specifico, in un progetto che, mentre assiste le persone disoccupate nella ricerca del lavoro, offre loro anche un aiuto più materiale, ovvero cibo. Questo per far si che le persone si possano focalizzare maggiormente sulla ricerca di un impiego. Inoltre avrei condiviso le attività, l’appartamento, e ora direi la vita di tutti i giorni, con altri tre ragazzi sconosciuti.

Ripensandoci allora non sapevo cosa avrei fatto nello specifico, con chi avrei vissuto e lavorato, è stato un vero e proprio salto nel vuoto. Sicuramente il poco tempo per pensarci ha avuto un peso importante nella mia decisione, e ora posso dire meglio così, perchè l’impulsività mi ha aiutato a non perdere un’occasione del genere. Occasione che è arrivata al momento giusto spezzando una routine che stava diventando un po’ pesante, e che finalmente si è interrotta. Così dalla mia piccola provincia mi sono ritrovata qui, nella capitale spagnola, dove resterò ancora per altri sei mesi.

Vi racconto un po’ più nei dettagli quello che in pratica ho fatto in questi mesi e sto tuttora facendo….

…Per il momento, io e gli altri ragazzi in SVE, stiamo lavorando principalmente nella parte del progetto dedicata all’alimentazione. Tutti i giorni distribuiamo i pasti a una ventina di famiglie, che ne possono beneficiare due volte alla settimana. Poi due volte al mese consegniamo loro anche una pacco alimentare, con alimenti in scatola, frutta e verdura. Questa attività principale è circondata da molte altre essenziali per lo svolgimento del progetto: dalla sistemazione e conteggio degli alimenti nel magazzino, al lavoro più di ufficio, come inserire i dati dei beneficiari nel database o intervistare le persone che potrebbero entrare nel programma. Sono proprio le interviste, che ho potuto iniziare a fare dopo aver migliorato un po’ il mio spagnolo, la parte per me più interessante e significativa. E’ bello poter ascoltare le storie delle persone, conoscerle personalmente e vedere come accolgono con gratitudine l’aiuto che gli viene offerto. Poi incontrarle di nuovo i giorni della distribuzione dei pasti, chiaccherare un po’, chiedere loro come stanno e scoprire qualcosa di nuovo della loro vita. Questo succede anche con chi stava già nel programma, piano piano abbiamo imparato i loro nomi e loro si sono abituati alla nostra presenza, tanto che a Natale, uno dei beneficiari ha portato la chitarra e ci ha cantato alcune canzoni scritte da lui. E’ vero che se noi li aiutiamo, loro ci insegnano tanto, con le loro storie a volte molto difficili e la dignità con cui hanno accettato, in questi anni di crisi economica, di non poter nemmeno riuscire da soli a soddisfare uno dei bisogni e diritti fondamentali, come quello al cibo.

Dei miei coinquilini e compagni di lavoro posso dire che siamo un incastro ben riuscito di quattro persone tanto diverse, che, sia sul lavoro che nella convivenza, funziona più che bene. Se dovessi trovare delle parole chiave per descrivere finora la mia esperienza direi buon umore, pazienza e disponibilità!

Mi piace che ogni giorno è diverso dal precedente, che ti può sorprendere con qualcosa di inaspettato. Sto imparando a vivere giorno per giorno, con le sfide e le sorprese che si presentano, senza pensare troppo al futuro e cercando di assorbire il più possibile. Qui, a Madrid ora.

Martina A.

 

Perchè chi sogna non dorme quasi mai…

Sono quasi tre mesi che questa avventura è iniziata. È persino passato Natale! E per la prima volta oggi mi sto allontando da Karungu….trascorrerò qualche giorno di riposo a Malindi, sulla costa. 

Natale. Tutte le persone che mi hanno fatto gli auguri, mi hanno poi chiesto come hai trascorso il Natale. Bene, la mia risposta d’impulso è sempre stata qui non è Natale. Non fa freddo, non c’è la fhocara, la tombolata al bar, la famiglia, gli amici di una vita, le pizze al semaforo! Qui non è Natale all’apparenza. Ma forse anche perchè per la prima volta do al Natale un significato diverso.
Rimanere qui è stata una mia scelta. Non volevo distaccarmi da questa realtà proprio in quei giorni, e non me ne sono pentita minimamente. Alla fine mi sono resa conto che lo spirito in fondo non era diverso da quello che avevo a casa, qui c’è oramai una sorta di famiglia, di nuove persone che pian piano si insediano nella mia vita e ne iniziano a fare parte integrante.

Ma quello che ho trovato qui è il sorriso vero. Spesso mi capita di dire che non passa giorno senza che, nonostante le difficolta, io abbia riso seriamente. Per una circostanza piu o meno divertente. Ecco cosa ci manca spesso. La serenità di poter ridere e soprattutto di riuscire a farlo.

Quando sono arrivata qui tre mesi fa, avevo un bagaglio molto pesante sulle spalle, pieno di pregiudizi, castelli, idee, stereotipi. Ma mi rendo conto, di come questi pilastri della mia vita, in alcuni momenti crollano. Crollano quando rifletti su cosa è la felicità. Ci insegnano che la felicità la devi ricercare nell’impossibile, in ciò che non hai. Qui la felicita è in cio che hai! Anche se è un piccolo momento, a cui magari in altre circostanze non daresti nemmeno peso. La felicità è nelle cose scontate, perchè nessuna cosa è cosí scontata da non poter dare la possibilità di gioire per essa. Solo che a volte te ne dimentichi! E si passa la vita a boccheggiare perchè lasciamo che i momenti ci passino addosso senza viverli realmente. Ci dimentichiamo come si fa ad essere felici.

Come quando ti metti un cappello in testa, un naso rosso e vai in reparto sperando di far sorridere qualcuno. E alla fine Ti rendo conto che chi ha il cuore colmo sei tu.

E questi momenti ti fanno dimenticare del cattivo tempo, e della pioggia. Anche se ci sono e magari quando inizi a ridere sei ancora bagnata fradicia.

“Chi sogna non dorme quasi mai”. Ma perché dormire quando si può decidere di diventare grandi. Con tutto il carico di sofferenza, di lacrime, ma anche di bellezza. Sulle spalle.

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Benedetta Piccoli

(Kenia, Karungu)

Risvegli

Da circa un mese mi trovo in Kenya, in un paesino a Karungu sul Lago Vittoria.
Un mese se vogliamo dare un definizione al tempo, visto che non riesco più a quantificare il tempo in minuti ma dall’intensità con cui vivo i momenti. Ci sono attimi che ti sembrano ore o vite intere per l’impegno che ti richiedono nel capire cosa sta succedendo, e giornate che sembrano minuti da quanto rientrano in una routine scandita dai ritmi della natura.
Ogni giorno inizia con un risveglio, il gallo che canta ti fa sentire a casa più di quanto credessi. Non basta aprire gli occhi per risvegliarsi, la mente gioca con le mie sensazioni e mi riporta inconsciamente in Italia, non ci metto mai troppo a realizzare poi di trovarmi qui, almeno fisicamente. Ma non è l’unico risveglio a cui mi sto abituando, un sorriso, un volo di uccelli, un bambino che gioca, suoni e profumi, danze e colori mi mostrano realtà nuove. Sembra tutto così vicino, così simile in qualche modo a quello a cui sono abituata, che si ripresenta sotto forme diverse. Ma più questo mondo ti assorbe, più si rivela in maniera nuova, diventa complesso e lontano da quello che pensavo di aver compreso. Ogni cosa va letta secondo le regole con cui è stata creata. Ed è qui che inizia il vero risveglio, la mente si impegna ad allinearsi con un diverso scorrere degli eventi. Puoi prepararti in ogni modo possibile prima della partenza affinché questo non ti colga impreparata, ma la teoria non basta. Solo qui, nella pratica, con la gente che un nuovo te stesso nasce. Non siamo partiti per cambiare il mondo perchè tanto è il mondo che cambierà noi.
I primi giorni non riuscivi proprio a farti andare bene le cose, troppo diverse, troppo sbagliate rispetto a quello che ci hanno insegnato. Da sanitario cercavi in tutti i modi di capire il perchè. Discussioni, scontri e ancora il tuo punto di vista non veniva minimamente considerato, e poi ci pensi, ragioni ed arriva la risposta. Ti accorgi, realizzi, arriva quel flash. Non si riesce a spiegare a parole ma da un momento all’altro ti senti veramente in un posto diverso. A tutte noi è capito di pronunciare la frase «Oddio! Ma siamo in Africa!», chi con le lacrime agli occhi, chi con un po’ di timore. Forse è da quel momento che sparisce la frustrazione precedente, e si inizia a vivere fino in fondo quest’esperienza. Ci si svuota e si aspetta quei momenti in cui succederà quel qualcosa che ci aiuterà a creare un armonia con quello che ci circonda. Non tutto verrà accettato ma almeno potremmo comprenderlo, e se un giorno ci sentiremo abbastanza forti forse proveremo a cambiarlo.
L’1 ottobre non è iniziato solo un nuovo giorno, è iniziata una nuova vita, una nuova me stessa. Spero di essere pronta a viverla e a coglierne l’importanza, cercando se ne sarò in grado di condividerla anche con le persone che mi staranno vicine in quest’anno.

Laura

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Andata con ritorno

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Fin da piccola mi ha sempre affasciano il tema del nostos, del ritorno. Ho sempre associato al ritorno l’idea di casa, l’idea degli affetti o più semplicemente di un posto confortevole dove si può stare bene. D’altronde ad ogni andata corrisponde sempre un ritorno. Difficilmente le persone comprano un biglietto solo andata. Difficilmente i paesi stranieri ti concedono un visto se non hai già un biglietto di ritorno. La rottura di una “sola andata” non è proprio contemplata nella nostra quotidianità. Perciò è impensabile scindere i due eventi.

Anche questa volta il mio biglietto è andata e ritorno. Forse non sarà un soggiorno breve, ma di certo implica un ritorno. Mi sono spesso soffermata a pensare che cosa cambierà in questi mesi in cui per via del Servizio Civile Nazionale all’Estero, non sarò in Italia. La mia destinazione è Karungu, sul Lago Vittoria, in Kenya. Un posto certamente diverso per usi e costumi da ciò a cui sono abituata, un paese e una realtà dove integrarmi, dove dare un contributo personale e professionale, ma dove credo che, riceverò molto di più in cambio.

Sono partita il 1 Ottobre alle 23.40. Beffardo il destino quando ci si mette! Considerando che il 2 ottobre è il mio compleanno ho percepito questa partenza come un regalo per me, forse il più bello, forse il più grande. L’arrivo a Nairobi non è stato così traumatico come temevo. Avevamo tutte le valigie, abbiamo superato velocemente la dogana, e all’uscita c’era già Boniface, il nostro autista ad aspettarci per portarci a Karungu. Abbiamo pernottato una notte a Nairobi e l’indomani mattina siamo ripartite alla volta di Karungu. Il viaggio è quello delle prime volte: la prima alba, le prime zebre, il primo blocco stradale con annessa deviazione su strada sterrata. Si dice che la meta sia nel viaggio stesso, e io sono d’accordo, ma a metà. Perché sì, nel viaggio ho cercato di immergermi nella realtà locale, ma la meta è qualcosa di incredibile. Il Lago Vittoria che brilla di giorno e il Sole che la sera allunga i suoi raggi su di esso a creare uno spettacolo indescrivibile, lo chiamiamo tramonto, ma questa parola non ne rende la bellezza.

La prima cosa ad affascinare sono i paesaggi. Poi inizi le relazioni con gli altri. Incontrare Padre Emilio, Brother Bonaventure, Patrick. Inizi a immergerti in questa realtà e anche i disagi che hai aumentano la consapevolezza del cambiamento. Non abbiamo acqua calda, abbiamo l’elettricità a ore e internet prende male. Ogni sera c’è la zanzariera da montare sul letto. Sono disagi effettivi e che appena arrivata mi hanno fatto chiedere se riuscirò a resistere un anno senza le mie comodità. E non nego che a volte ci penso. Ma c’è un momento in cui tutte le mie paure svaniscono. C’è un momento in cui tutti i miei dubbi si dissolvono. È stato chiaro dalla prima volta che li ho visti. I bambini del Dala Kiye, che mi hanno preso la mano e mi hanno portato a vedere le loro case. I bambini del Dala Kiye che ridono e che si divertono con poco. Avrò passato con loro ancora poco tempo, perché quotidianamente tendo a stare in ospedale, essendo questo il motivo per cui ho scelto questo progetto di servizio civile. Ma quei pochi momenti sono stati così ricchi di emozioni. Vederli ballare durante la messa o urlare quando vedono una magia, o un palloncino. Ci provo a spiegarlo, ci provo, ogni giorno, ma mi rendo conto che le mie parole sono limitate. Lo tengo per me allora, ma vorrei urlarlo al mondo quanto queste sensazioni siano importanti per la mia vita. Guardarli negli occhi, e sentire ciò che loro trasmettono. Percepirlo. Chiudere gli occhi e ascoltare le vibrazioni che trasmettono. Vi giuro, vibra tutto quando si è in loro compagnia. Allora spariscono i disagi e rimangono delle sensazioni e dei sentimenti così forti che non puoi fare a meno di viverli.

Il biglietto che ci hanno acquistato è andata e ritorno. Ma forse ora piuttosto che interrogarmi su come sia stato il viaggio d’andata o come sarà quello di ritorno, mi immedesimo nelle parole di Boll: “Sono un clown e faccio collezione di attimi”. E gli attimi non hanno più tempo, perché sono eterni.

B. P.

 

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E’ iniziata l’avventura dei ragazzi in Servizio Civile Estero

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Quest’anno l’Auci ha messo a disposizione 9 posti per il servizio civile all’estero. I posti sono ripartiti fra tre diverse destinazioni dove i partner svolgono diverse importanti attività di aiuto alle comunità locali (2 Mozambico, 2 Perù, 5 Kenia). Sono state selezionate 9 intraprendenti e coraggiose ragazze (Veronica, Gloria, Silvia, Cecilia, Benedetta, Valentina, Laura, Livia, Annalisa) che vi racconteranno le loro esperienze durante quest’anno di servizio.
Il 7 settembre hanno ufficialmente iniziato il servizio con una settimana di intensa formazione generale, e adesso sono pronte a partire per le loro destinazioni!

Auguriamo a tutte loro di vivere al meglio questa esperienza, nel rispetto dei propri valori e di quelle delle persone che incontreranno!