-VACANCY- Progetto Sanitario, Raqqa

Progetto Sanitario Raqqa
-vacancy-

Settore: Sanitario

Funzione: Coordinatore medico sanitario

Paese: Iraq (Dohuk) e Siria (Raqqa e regione del Nord-Est Siria/Kurdistan)

Progetto: Darna Fase II – La nostra casa. Rientro in sicurezza per gli sfollati a Raqqa sostenendo i servizi materno-infantili per la città e la sua provincia

Il progetto, co-finanziato dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), prevede il sostegno ad un centro sanitario per la salute riproduttiva, materno infantile e pediatrica all’interno dell’Ospedale Nazionale civile di Raqqa, ed è promosso da Un ponte per … (UPP), che riveste il ruolo di OSC-capofila, in collaborazione con Associazione Universitaria Cooperazione Internazionale (AUCI), con il ruolo di OSC-partner nel settore sanitario, in particolare per l’organizzazione, gestione e formazione del personale socio-sanitario locale afferente la Kurdish Red Crescent (KRC), controparte locale dell’intervento.

Durata: 6-12 mesi, con partenza prevista per Gennaio 2019

Ruolo:

  • Coordinamento e gestione dei servizi sanitari offerti dall’Ospedale Civile di Raqqa e dai centri di salute di base territoriali, in particolare nell’ambito materno-infantile (ginecologia e pediatria), chirurgia di base, diagnostica e medicina di laboratorio;
  • Coordinamento e gestione del personale sanitario locale nel miglior funzionamento della risposta sanitaria alla popolazione locale
  • Coordinamento e programmazione della formazione sanitaria specifica realizzata dal personale medico espatriato in missione;
  • Coordinamento e condivisione con il capo progetto e il capo-missione paese per tutte le attività in implementazione e reportistica ordinaria;

Requisiti:

  •  Laurea in Medicina e Chirurgia, preferibilmente con esperienza in public health maturata nei paesi a basso reddito;
  • Buona conoscenza lingua inglese, e preferibilmente lingua araba;
  • Capacità di coordinamento e supervisione;
  • Esperienza formativa, capacità gestione risorse umane e autonomia training on the job;
  • Attitudine a interagire ed accogliere positivamente con realtà etniche e culturali diverse;

Note: inviare CV e lettera motivazionale entro il 14/12/2018 a diego.casoni@auci.org e pasquale.desole@auci.org indicando “Progetto sanitario Raqqa – Nome e Cognome”

Torna il Natale al Gemelli!

 

Anche quest’anno, con l’avvicinarsi delle festività, torna l’appuntamento con uno degli eventi più attesi organizzato dalla Fondazione del Policlinico Universitario: “Natale al Gemelli”. Nell’attesa, vi comunichiamo che a breve saranno disponibili le nuove tazze di Natale 2018! Per necessità organizzative, è gradita la prenotazione entro Mercoledì 21 Novembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’occasione, ricordiamo che è ancora disponibile presso l’AUCI il libro fotografico “Crianças em branco e preto” di Domenico Porcelli, capo progetto AUCI in Mozambico. Due idee regalo per sostenere i nostri progetti!

Sia la tazza che il libro sono proposti ad un’offerta minima di 10€

Per info e prenotazioni

TEL: +390692594613

EMAIL: auci@auci.org

 

 

Piacenza, Workshop presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – 23/10/18

AUCI è lieta di invitarvi a partecipare al workshop “ONG e Università nella cooperazione allo sviluppo: prospettive di sinergie e multidisciplinarietà in Mozambico” che si terrà a Piacenza, Martedì 23 Ottobre a partire dalle ore 9.00, presso il Fienile della Residenza Universitaria Gasparini.” La giornata sarà un’ottima occasione per condividere e approfondire la nostra presenza e lo stato dei progetti in corso in Mozambico. Di seguito, il programma nel dettaglio. 


OJALÁTODO SALGA BIEN

 

Dennis ha intercettato la mia espressione stranita quando sul colectivo diretto a Lima il mio vicino di viaggio ha attaccato bottone chiedendomi quanti figli avessi. Quando poi l’anziana signora del mercato che da anni rifornisce la Casa Naturista delle piante medicinali ha storto il naso a sentire che non avevo ancora messo su famiglia, non ha aspettato che io facessi la domanda e mi ha spiegato che le ragazze, in Perù, diventano madri molto giovani, ben prima dei 18 anni.

Questa prima fase però, quella dello stupore, è del turista ed è la prima cosa che inizia a sfumare piano piano, diluita nelle settimane che si ripetono, sostituita silenziosamente dal quotidiano.

Il quotidiano è l’essere in un luogo e non il passare per un luogo. Il quotidiano serpeggia nelle abitudini e quando si tratta di stare lontano da casa, specialmente in America Latina, il quotidiano è un mandala di bizzarria iridescente che confonde e diverte.

Mia nonna ripeteva che si fa l’abitudine a tutto. Lei faceva riferimento ai suoi genitori e a come la loro generazione avesse fatto il callo alle atrocità vicine e lontane delle guerre mondiali ma a me quella frase è tornata in mente quando una mattina richiamavo una combi pensando a cosa avrei dovuto fare quel giorno in laboratorio. Mi sono vista da fuori, lungo la strada sterrata, sul “cruce del descanso”, dove all’ombra degli alberi le persone riposano a tutte le ore. Mi sono vista immersa in un quotidiano al quale, pensavo, l’occhio non avrebbe mai fatto l’abitudine.

 

Mi appunto in testa che tutto può diventare il quotidiano e torno su, col pensiero a Dennis, perché nel lento radicarsi nell’ogni-giorno altrui arriva un’altra sensazione bella e profonda, quella dei perché.

Può sembrare frivolo alle volte ma sapere il perché succedono le cose che succedono nel posto in cui sei è la filigrana fondamentale che suddivide il passante dall’abitante. Il perché dei gesti. Uno sorriso, uno sguardo truce, un si, un “todavía” o una risata fragorosa alla domanda più innocente. Vivere questa esperienza mi ha fatto affondare le mani in quella che è la mentalità del Perù e la filosofia di vita insita nelle azioni di tutti i giorni. Ogni risveglio in questa terra straniera lima via un dubbio, un pregiudizio o un’ignoranza sulla mentalità del luogo e mi fa entrare in un contatto più intimo con quello che è l’essenza più vera dell’essere peruviani.

I passaggi successivi sono i più amari e forse anche i più belli perché sono quelli che ti fanno veramente arrivare alle durezze e alle differenze più aspre davanti alle quali sai di non poter fare niente. Per quanto in profondità tu conosca il diverso rimarrà sempre chiaro ed evidente a tutte e due le parti che rimani straniero in terra straniera. Il malessere che ne deriva è la chiave per capire fino a che punto un luogo può essere la tua casa per poco o per molto tempo. Ecco che il “si fa l’abitudine a tutto” si dimostra essere verità per alcuni e non per altri. In un attimo di lucidità comprendo che non bisogna adattarsi a tutto, che forse è sbagliato farsi sedurre dal fascino della semplice bonarietà che ti porta a sopprimere un malessere fondamentale invece per essere stimolati al cambiamento proprio e del contesto in cui si vive.

L’ultima stazione di questo processo di consapevolezza è una domanda. Ma ne vale la pena? Riuscirò a vincere l’inerzia del mondo che mi circonda e lasciare una traccia che non venga spazzata via appena salirò sul mio aereo? Non parlo solo di oggetti, di foto sbiadite su una bacheca ma gesti, soluzioni, ingranaggi umani minuscoli messi in moto con mesi e mesi di lavoro.

Lo chiedo a Dennis che ha sempre una risposta pronta per tutto: “ojalá todo salga bien si las italianas están con nosotros”.

Il contributo c’è e non è nell’imporre un metodo di lavoro ma nel portare due mondi a contatto anno dopo anno, farli conoscere, contaminare e allargare le reciproche mentalità. Una prospettiva di lungo periodo i cui frutti su questo posto posso solo intuire e che vedrò invece riflessi in me per il resto della mia vita.

Qui, ora, posso solo imparare a leggere la trama trasparente che i volontari prima di me hanno lasciato nelle persone e nel modo in cui ho trovato, al mio arrivo, questo polveroso quadrato di mondo.

 

Huaycan 20/09/2018


 

Irene Brusa