Intervento di prevenzione sanitaria – Unidos apesar de distantes

Intervento sanitario presso l’Ospedale materno-infantile di Mafuiane e l’Ospedale distrettuale di Naamacha

Il progetto prevede la fornitura di dispositivi di protezione per il personale sanitario e per i pazienti dei due centri sanitari, l’installazione di apparecchiature per l’ossigenoterapia, ed in particolare promuove l’utilizzo dell’ecografo per l’esame toracico-polmonare in presenza di pazienti Covid-19. L’intervento viene realizzato presso l’Ospedale distrettuale di Namaacha e l’Ospedale materno-infantile di Mafuiane, che garantiscono l’intera copertura del Distretto di Maputo, in prossimità del Sudafrica, primo focolaio di Covid-19 in Africa-subsahariana.

L’esame ecografico nella diagnosi di patologia polmonare da COVID-19 offre molti vantaggi: ampia versatilità clinica dello strumento, possibilità di esecuzione direttamente al letto del paziente evitando lo spostamento in altri locali o l’esposizione ad esami radiologici, facilità di disinfezione, ripetibilità nel tempo, valutazione fetale e polmonare eseguibili da un’unica figura in maniera contemporanea con conseguente abbattimento dell’esposizione di contatto tra personale clinico e pazienti, nel caso di donne in gravidanza. In particolare, l’ecografia toracica risulta essere un mezzo diagnostico dinamico, senza rischi ed eseguibile anche a domicilio. Qualora vi fosse la disponibilità, il dispositivo portatile è in grado di limitare situazioni di rischio di contagio presenti nel caso di trasporto del paziente presso presidi sanitari affollati. Inoltre, l’esame è in grado di intercettare le minime alterazioni iniziali della pneumopatia, di stimare un indice di gravità e di seguirne l’evoluzione. Insieme alla clinica, tale esame può divenire fondamentale per una diagnosi precoce e per un’adeguata valutazione prognostica a supporto della gestione del decorso clinico e dell’eventuale decisione di ospedalizzazione.


Intervento formativo “Unidos apesar de distantes” (Uniti ma distanti)

 
 

Il progetto intende sensibilizzare la popolazione residente nelle aree sia urbane (Maputo e Matola) sia rurali (Distretto di Namaacha, Boane e Moamba) della Diocesi di Maputo in merito ai rischi dell’epidemia Covid-19 e alle iniziative di prevenzione da attivare. L’intervento prevede attività di tipo informativo e formativo da realizzarsi sia a diretto contatto con la popolazione locale sia da remoto attraverso i social networks e la valorizzazione della consolidata rete di contatti e relazioni della Diocesi e della Caritas mozambicana, con l’obiettivo di coinvolgere anche aree esterne al territorio diocesano di Maputo.

La formazione sarà rivolta al personale sanitario mozambicano, che svolgerà un ruolo attivo nella diffusione del piano di prevenzione, diagnosi e trattamento  sanitario per i contagiati da Covid-19. Per la definizione dei contenuti, che saranno tradotti in lingua locale (changano), si farà riferimento alle informazioni scientifiche fornite dall’Organizzazione Mondale della Sanità – OMS.

Il progetto prevede le seguenti attività:

– realizzazione di video e spot informativi rivolti alla popolazione locale sulle corrette norme comportamentali da rispettare per evitare il contagio, da trasmettere via social network e sui monitor a circuito chiuso già presenti presso i presidi sanitari, nelle parrocchie e nei locali pubblici;

– allestimento di health points itineranti nei presidi sanitari, mercati locali, parrocchie e luoghi di frontiera, dove il personale socio-sanitario ed educativo entrerà in contatto con la popolazione locale, fornirà consulenze igienico-sanitarie di base, distribuirà mascherine realizzate in loco e diecimila opuscoli informativi in portoghese e in changano. Sarà possibile inoltre rilevare la temperatura e attivare eventualmente il protocollo di accertamento diagnostico e trattamento sanitario;

– produzione di mascherine realizzate dai volontari della Diocesi e della Caritas;

– incontri di formazione e assistenza tecnica da remoto per il personale sanitario locale realizzati dai professori della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dai medici del Policlinico Universitario “A. Gemelli”.