Maria Ludovica con alcune colleghe a Meru in Kenya

Hii ni Kenya!

14 Dicembre 2021 AUCI 1 Comment

Davanti alle nuove esperienze capita spesso di provare ansia, sentirsi emotivi, angosciati o preoccupati ma è vero anche che si è pieni di entusiasmo, energia e voglia di sentirsi all’altezza della sfida e soprattutto consapevoli della scelta presa per la propria vita. Non importa il campo ma importa il valore che la decisione dà alla nostra personalità e al nostro impegno. Nel mio caso, la mia paura più grande, prima di partire, era di non riuscire a gestire il carico emotivo che sarebbe potuto derivare da questa esperienza di Servizio Civile Universale. All’età di 26 anni una persona si conosce e ha consapevolezza dei suoi limiti: nel mio caso, sapevo delle mie difficoltà nel mantenere il giusto distacco in situazioni emotivamente complesse e temevo che il mio eccessivo coinvolgimento in alcune circostanze avrebbe potuto prendere il sopravvento.

Aina Children’s Home
Sono trascorsi ormai quasi due mesi dal mio arrivo in Kenya, all’Aina Children’s Home di Nchiru. Se fino ad oggi ho pensato di aver sottovalutato la mia natura resiliente stupendomi della mia capacità di assorbire l’urto senza rompermi, oggi l’incantesimo si è spezzato e le mie paure sono tornate in superficie. Per un attimo ho creduto di aver scoperto il lato più forte di me, ma è bastato mettere il naso fuori dall’Aina Children’s Home per capire che in questi primi due mesi di Servizio Civile ho solo vissuto chiusa in una bolla, in un dispositivo costruito dalla parte più fragile della mia coscienza come meccanismo di autodifesa. Quel che è successo, dal momento del mio arrivo fino ad oggi, è stata l’attivazione, nella mia mente, di un congegno protettivo che mi ha permesso di estraniarmi dalla realtà, annullando gli effetti della sua asprezza su di me. Il confronto diretto con tante situazioni ed eventi troppo diversi da quelli a cui sono abituata è come se avesse provocato uno stato di assuefazione tale da inibire ogni mia riflessione o capacità empatica.

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Servizio Civile Universale a Meru, Kenya.

La realtà e il peso dell’esperienza
Oggi, però, è successo qualcosa. La bolla è scoppiata e per la prima volta, dopo due mesi, ho preso consapevolezza del luogo in cui mi trovo e della realtà che mi circonda. Oggi si è rotto qualcosa, quella protezione che mi sono costruita per non farmi sopraffare dalle situazioni, e per la prima volta ho sentito il peso dell’esperienza che sto vivendo. Doveva arrivare questo momento prima o poi. Il momento in cui realizzi di essere parte di un sistema troppo articolato da permetterti, a te come individuo, di trovare soluzioni a situazioni complesse. Il momento in cui superi il senso di colpa e capisci che, per quanto una realtà possa sembrare ingiusta e inaccettabile, non sempre si ha la possibilità di cambiarla. “Hii ni Kenya!” (questo è il Kenya) mi ha detto l’assistente sociale durante il nostro viaggio di ritorno dal villaggio di Shauri, notando il mio stato d’animo inquieto dopo aver assistito a una home visit conclusasi in un modo per me imprevisto. Vivere in questo contesto significa imparare ad accettarne le condizioni, imparare a convivere con l’idea di poter lasciare solo delle semplici impronte.

Maria Ludovica Ventura
Casco Bianco a Meru in Kenya

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